L’idea di ripercorrere questo itinerario nasce da una celebre citazione dello scrittore José Saramago:
«Bisogna ritornare sui passi già fatti per ripeterli e per tracciarci a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio.»
Una frase che racchiude perfettamente lo spirito di questo road trip in Francia, un viaggio che è insieme ritorno e scoperta.
In viaggio verso la Bretagna, con sosta a Parigi – Giorno 1
Siamo di nuovo in strada, direzione nord della Francia, con una meta ben precisa nel cuore: la Bretagna, la penisola che si allunga verso l’Oceano Atlantico regalando paesaggi selvaggi, coste frastagliate e un’atmosfera senza tempo.
Il lungo viaggio di avvicinamento attraversa le Alpi e ci conduce fino a Parigi, prima grande tappa di questo itinerario. Spinti dal desiderio di rivederla, decidiamo di deviare leggermente dal percorso previsto e concederci una sosta, breve ma intensa, per riassaporare il fascino intramontabile della capitale francese. Una città già visitata più volte, ma che continua a sorprenderci a ogni ritorno.
Viaggiare a Parigi in camper può sembrare impegnativo, ma con la giusta pianificazione si rivela più semplice del previsto. Il parcheggio scelto, strategico e ben collegato, ci permette di raggiungere comodamente la Torre Eiffel, prima immancabile tappa parigina di questo viaggio.
Dopo la visita alla torre, ci spostiamo verso Montmartre, uno dei quartieri più suggestivi della città. Passeggiamo tra le sue stradine, saliamo fino al Sacré-Cœur e ci fermiamo ad osservare Parigi dall’alto, lasciandoci avvolgere dall’atmosfera bohémien che qui sembra non essersi mai dissolta. È una parentesi perfetta per salutare la città prima di ripartire.
Lasciata Parigi, riprendiamo il nostro itinerario on the road in Francia, puntando verso nord-ovest. La strada ci accompagna lentamente nel cuore della Normandia, dove il paesaggio inizia a cambiare e l’oceano sembra sempre più vicino. È solo il primo giorno, ma il viaggio ha già iniziato a raccontare la sua storia.

Normandia tra Calvados e fari: alla scoperta del Cotentin – Giorno 2
Il nostro itinerario in Normandia prosegue verso uno dei dipartimenti più rappresentativi della regione, celebre per la produzione di formaggi normanni e soprattutto per il liquore che ne è diventato il simbolo: il Calvados, il famoso distillato ottenuto dal sidro di mele.
Per conoscerne storia, tradizione e caratteristiche, raggiungiamo Pont-l’Évêque, cittadina nota anche per l’omonimo formaggio, dove visitiamo le storiche distillerie Père Magloire. Qui prendiamo parte alla Calvados Experience, un percorso multisensoriale che racconta la nascita e l’evoluzione di questo distillato all’interno della più antica distilleria della Normandia. Il percorso si conclude con una degustazione di quattro diverse tipologie di Calvados: un’esperienza intensa, soprattutto considerando che sono appena le dieci del mattino e la gradazione alcolica non è certo trascurabile.
Lasciata Pont-l’Évêque, riprendiamo il nostro road trip in camper dirigendoci verso la penisola del Cotentin, un territorio affascinante e ancora poco turistico che si estende nel Canale della Manica, tra la Bassa Normandia e la Bretagna. Un’area dalle molteplici sfaccettature, dove paesaggi rurali, scogliere e villaggi di pescatori convivono in perfetto equilibrio.
La giornata si conclude con una sosta a Barfleur, deliziosa cittadina affacciata sulla Baia della Senna. Qui decidiamo di fermarci per cena gustando un grande classico della cucina locale: moules-frites, al ristorante La Bohème, una tappa consigliata per qualità e atmosfera.
Per la notte ci spostiamo di pochi chilometri, raggiungendo il suggestivo faro di Gatteville. Con i suoi 247 piedi di altezza, è il terzo faro tradizionale più alto del mondo. Per noi rappresenta il primo di una lunga serie, un simbolo perfetto di questo viaggio lungo le coste del nord della Francia.

Viaggiare senza meta nel Cotentin: fari, maree e spiagge selvagge – Giorno 3
Il nostro lento viaggiare in Normandia prosegue senza un itinerario prestabilito. Non importa dove, come o in quanto tempo: per una volta decidiamo di affidarci esclusivamente all’istinto e a una cartina stradale, proprio come si faceva un tempo, lasciando che sia la strada a suggerire la direzione.
Percorriamo strade secondarie, alla ricerca di panorami inaspettati, oppure ci lasciamo incuriosire dai cartelli incontrati lungo il cammino, quelli che indicano una baia, un faro o un capo lungo la costa frastagliata del Cotentin, dove oltre l’orizzonte c’è solo il mare del Canale della Manica.
In questa terza giornata raggiungiamo il nostro secondo faro in Normandia, il faro di Cap Lévi, punto panoramico ideale per una breve passeggiata lungo la costa. Qui assistiamo a uno spettacolo naturale ipnotico: la lenta ma costante risalita della marea, che trasforma il paesaggio minuto dopo minuto.
La pausa pranzo avviene in uno spot decisamente suggestivo, direttamente affacciati sul mare, prima di rimetterci in cammino verso un’altra icona della costa normanna: il faro di Cap de la Hague. Lungo la strada, una deviazione quasi obbligata ci conduce alla splendida spiaggia della Baie d’Écalgrain, una delle più belle e selvagge della penisola del Cotentin, incastonata tra scogliere e prati mossi dal vento.
Con il calare della sera, complice l’ora ormai tarda, decidiamo di fermarci per cena e notte a Carteret, tranquilla cittadina costiera che si rivela una tappa perfetta per concludere una giornata fatta di scoperte spontanee e paesaggi autentici.

Dalla Normandia alla Bretagna: tra maree, vento e Mont-Saint-Michel – Giorno 4
Per i più attenti e per i puristi del viaggio, una precisazione è d’obbligo: in Bretagna ci stiamo arrivando. Il titolo di questo itinerario potrebbe sembrare fuorviante, considerando che prima di immergerci completamente nella terra bretone abbiamo scelto di dedicare diversi giorni all’esplorazione di una zona che, a tutti gli effetti, appartiene ancora alla Normandia. Una scelta consapevole, premiata da paesaggi e atmosfere che meritavano il tempo giusto.
Questa quarta giornata segna finalmente il passaggio dalla Normandia alla Bretagna. Lasciata Carteret, iniziamo a discendere la penisola del Cotentin, accompagnati per la prima volta da un meteo decisamente ostile. Vento sostenuto, nuvole basse e pioggia ci seguono lungo il percorso, ricordandoci che questo è il vero clima del nord della Francia, autentico e senza compromessi.
Percorrendo la suggestiva Route des Caps, raggiungiamo Sciotot, nota per la sua immensa spiaggia. Avremmo voluto ammirarla sotto un’altra luce, magari con il sole alto, ma anche così conserva un fascino ruvido e potente, perfettamente coerente con il paesaggio normanno.
Considerate le condizioni meteo, decidiamo di puntare direttamente verso Cancale, meta finale della giornata. Lungo il tragitto, però, è impossibile ignorare una delle icone più celebri della Francia: quell’isolotto roccioso circondato da una baia spettacolare, teatro di alcune tra le maree più ampie dell’Europa continentale. Passare da queste parti senza una sosta, anche breve, a Mont-Saint-Michel sarebbe impensabile.
Ci fermiamo quindi per una visita, accolti da un inaspettato raggio di sole che rende l’atmosfera ancora più suggestiva, quasi come un saluto prima del cambio di regione.
Riprendiamo il viaggio ed entriamo ufficialmente in Bretagna. La giornata si conclude a Cancale, splendida cittadina affacciata sulla baia, giusto in tempo per concederci una dozzina di ostriche freschissime, vero simbolo gastronomico del luogo, prima di cercare un angolo tranquillo dove fermarci per la notte.

Da Cancale a Cap Fréhel – Giorno 5
Ripartiamo da Cancale, da dove riprendiamo il filo del nostro racconto. Prima di lasciare questa perla della costa bretone, immortaliamo la Pointe de Grouin e percorriamo qualche tratto del sentiero del litorale, cercando di resistere al vento impetuoso che soffia ininterrottamente dalla sera precedente e che qui sembra non concedere tregua.
Torniamo poi a Cancale per un ultimo giro sul molo e per concederci un brunch a base di ostriche, accompagnate da un buon rosato, un rituale irrinunciabile in uno dei luoghi simbolo dell’ostricoltura in Bretagna. Cancale era infatti una delle poche mete fissate già alla partenza, una tappa alla quale non avremmo rinunciato per nessun motivo.
La destinazione successiva è la vicina Saint-Malo, affascinante ma, almeno in questa giornata, fin troppo affollata per riuscire ad apprezzarne appieno le sue peculiarità. Avendola già visitata in passato, scegliamo di dedicarci a un giro sulle mura, da cui si gode una vista spettacolare sulla città e sulla baia, seguito da una lunga passeggiata sull’immensa spiaggia, osservando la marea che lentamente si ritira, trasformando il paesaggio.
Lasciata anche Saint-Malo, riprendiamo il nostro itinerario in Bretagna in direzione Cap Fréhel, un altro luogo che custodisce un ricordo indelebile del nostro viaggio precedente. Nel frattempo alcune cose sono cambiate: la presenza di turisti è decisamente aumentata e trovare una sistemazione per la notte risulta più complesso del previsto. Dopo qualche tentativo, optiamo per un’area di sosta a pochi minuti dal celebre faro di Cap Fréhel, pronti a scoprire nuovamente, il giorno seguente, uno dei tratti di costa più iconici della Bretagna.

Cap Fréhel e la costa verso Erquy – Giorno 6
Cap Fréhel e il suo faro evocano ricordi ancora vivi del viaggio di quasi dieci anni fa, quando avevamo percorso l’escursione panoramica che dal faro conduce fino a Fort La Latte, uno dei castelli più iconici della Bretagna. Questa volta, però, il meteo non promette nulla di buono: il vento che arriva dal mare è forte e costante, rendendo difficile affrontare i sentieri esposti lungo la costa.
Decidiamo quindi di adattare i nostri piani e ritagliarci una passeggiata su uno dei sentieri interni, meno battuti e più riparati, immersi in una sorprendente varietà di colori che la natura bretone sa offrire anche nelle giornate più grigie.
Dal capo, già il solo percorrere la strada panoramica che conduce verso Erquy è uno spettacolo che da solo merita il viaggio. La costa frastagliata della Bretagna si alterna a tratti improvvisi di sabbia chiara, con spiagge magnifiche che interrompono il profilo roccioso regalando scorci sempre diversi.
Rivediamo con piacere la Plage de la Fosse, poi camminiamo fino a toccare il mare sulla splendida Plage des Sables-d’Or-les-Pins, per proseguire ancora verso la suggestiva Plage de l’Anse du Croc, incastonata tra le scogliere.
Chilometro dopo chilometro raggiungiamo Erquy, dove ci fermiamo per il pranzo fronte mare, nei pressi del porto turistico. Anche se il meteo non ci permette di vivere appieno il paesaggio, questo fa parte dell’esperienza: è anche questo il vero clima della Bretagna, autentico e imprevedibile.
La giornata si conclude a Binic, un piacevole paesino costiero dove ci concediamo una serata dedicata ai sapori locali. Da qui, domani, ripartiremo in direzione Île-de-Bréhat, una delle mete più attese di questo viaggio lungo la costa bretone.

Île-de-Bréhat: l’isola senza auto tra fari, mare e silenzio – Giorno 7
Abbiamo sfidato il meteo e, questa volta, abbiamo vinto noi. Nonostante le previsioni non promettessero nulla di buono e una leggera pioggerella mattutina ci accompagnasse alla partenza, decidiamo comunque di visitare la Île-de-Bréhat, una delle perle più affascinanti della costa bretone.
Con una navigazione di una decina di minuti, raggiungiamo la piccola isola che, a ben vedere, è in realtà un arcipelago composto da due isole principali unite da un ponte, 86 isolotti e un numero imprecisato di scogli che emergono o scompaiono a seconda della marea.
Sull’isola di Bréhat non circolano automobili: un dettaglio che cambia radicalmente il modo di viverla. Anche per i visitatori, gli unici mezzi consentiti sono piedi o bicicletta, facilmente noleggiabili nei pressi del molo. Optiamo per la bici, anche se, col senno di poi, una passeggiata sarebbe stata altrettanto piacevole, considerando le dimensioni ridotte dell’isola.
Percorrere le stradine e i sentieri, sia nella parte sud che in quella nord, è un’esperienza rilassante che permette di calarsi in una dimensione lenta, ormai rara. I panorami sono sorprendenti, la natura incontaminata domina il paesaggio e il mare, con i suoi colori intensi, non fa minimamente pensare di trovarsi nel nord della Francia, affacciati sulla Manica.
Tra le cose da vedere sull’isola, merita sicuramente una visita il borgo principale, dove si trovano anche locali e ristoranti ideali per una sosta o per il pranzo. Imperdibile poi uno dei luoghi più fotografati dell’isola: la punta settentrionale con il celebre faro del Paon. Da segnare in itinerario anche la Chapelle Saint-Michel, il Moulin Birlot e il faro di Rosedo, tappe che raccontano l’anima autentica dell’isola.
Nel pomeriggio, dopo aver riconsegnato le biciclette, facciamo ritorno sulla terraferma e riprendiamo il nostro viaggio in Bretagna, con destinazione Perros-Guirec, dove ceniamo e trascorriamo la notte, pronti a scoprire il giorno seguente un’altra delle zone più iconiche della regione.

Costa di Granito Rosa: fari, sentieri e maree lungo la Manica – Giorno 8
La Costa di Granito Rosa è una tappa immancabile in qualsiasi tour della Bretagna e, trovandoci in zona, non possiamo che tornare a percorrerne uno dei tratti più iconici. Riprendiamo così un segmento del celebre sentiero dei doganieri (GR34), proprio in prossimità di uno dei fari più fotografati della Bretagna: il faro di Mean Ruz, conosciuto anche come faro di Ploumanac’h.
Camminare lungo il sentiero costiero è un’esperienza unica: i giganteschi blocchi di granito rosa, dalle forme e dimensioni più svariate, creano un paesaggio quasi surreale, modellato dal vento e dal mare nel corso dei secoli. Rispetto al nostro precedente viaggio in questa zona, però, non possiamo non notare un considerevole aumento dei visitatori, che rende l’atmosfera meno intima e romantica, pur senza intaccare la bellezza del luogo.
Lasciata Ploumanac’h, riprendiamo il nostro itinerario in Bretagna dirigendoci verso ovest, passando prima da Lannion e poi da Morlaix. In entrambi i casi si tratta di una semplice toccata e fuga: preferiamo di gran lunga i piccoli centri costieri, più autentici e in sintonia con lo spirito del nostro viaggio lento.
E parlando di costa, le soste panoramiche non mancano. Una delle più piacevoli è quella alla spiaggia di Saint-Michel-en-Grève, dove ci fermiamo per il pranzo e tocchiamo con mano — anzi, con i piedi — le acque del mare della Manica, che bagna questo tratto di litorale bretone.
Prima di concludere la giornata, facciamo tappa anche a Carantec, incuriositi dalla strada sottomarina che conduce alla vicina Île Callot, famosa per scomparire con l’alta marea. Questa volta, però, non siamo particolarmente fortunati — o forse semplicemente poco informati sugli orari delle maree — e della strada emergono solo pochi metri, appena sufficienti a intuirne il tracciato.
L’ultimo trasferimento della giornata ci porta infine a Roscoff, elegante cittadina portuale, dove troviamo sistemazione per la cena e la notte, pronti a ripartire il giorno seguente verso nuove scoperte lungo la costa bretone.

Île de Batz: sentieri costieri, maree e silenzi brettoni – Giorno 9
Il tempo incerto continua a non darci tregua, ma questo non basta a farci desistere. Nonostante previsioni tutt’altro che incoraggianti, decidiamo comunque di imbarcarci da Roscoff con destinazione Île de Batz, una piccola isola al largo della costa bretone che avevamo inserito in programma dopo la splendida esperienza sull’Île-de-Bréhat.
La traversata dura circa quindici minuti e in breve tempo mettiamo piede sull’isola, che può essere visitata a piedi o in bicicletta, entrambe facilmente noleggiabili nei pressi del molo. Questa volta scegliamo di muoverci a piedi, percorrendo strade e sentieri costieri che permettono di compiere il periplo dell’isola in mezza giornata, immergendosi completamente nel paesaggio.
Anche in bicicletta non mancano le possibilità: numerosi percorsi conducono verso il litorale, regalando accesso a diverse spiagge di sabbia bianca disseminate lungo la costa. Noi esploriamo una buona parte dell’isola, soffermandoci in particolare sulla penisola occidentale, dove il mare e la terra si incontrano in un equilibrio delicato.
Un consiglio pratico: verificate sempre gli orari delle maree. Con l’alta marea, lo spettacolo cambia radicalmente e i colori del mare diventano ancora più intensi. Nel nostro caso, l’alta marea era prevista solo per le 17:30 e, complice anche l’assenza di sole, il paesaggio non si è mostrato al suo massimo splendore. Resta comunque il piacere di una lunga passeggiata lungo il sentiero del litorale, resa ancora più piacevole dal minor affollamento rispetto all’isola visitata nei giorni precedenti, che ci ha permesso di godere appieno della natura incontaminata.
Dopo una sosta pranzo in un ristorantino locale affacciato sulla spiaggia, dedichiamo il tempo restante a raggiungere la parte orientale dell’isola, dove si trova il faro dell’Île de Batz. Salendo fino alla sua sommità si può ammirare l’isola nella sua interezza, con una vista panoramica che ripaga ampiamente la salita.
Rientrati sulla terraferma, ci concediamo ancora un po’ di tempo per passeggiare tra le vie centrali di Roscoff, cittadina costiera vivace e piacevole, soprattutto in questo periodo dell’anno. In serata ci trasferiamo verso Meneham, dove troviamo una area di sosta fronte mare, in una posizione suggestiva tra il villaggio e il faro di Pontusval, perfetta per concludere un’altra intensa giornata di viaggio in Bretagna.

A caccia di fari nel Finistère: da Pontusval a Saint-Mathieu – Giorno 10
Con il tipico cielo del nord Europa, basso e plumbeo, iniziamo la giornata con un’escursione mattutina al vicino e incantevole Phare de Pontusval, uno dei fari più iconici della costa bretone. Il percorso costiero è agevole e regala ampie vedute sulle spiagge sottostanti, anche se il cielo grigio attenua il contrasto tra il colore chiaro della sabbia e le diverse sfumature del mare. Rimane comunque una passeggiata piacevole, nonostante il rientro sia accompagnato da una sottile e insistente pioggerella.
Lasciata l’area camper che ci ha ospitato per la notte, puntiamo il navigatore verso un altro simbolo della regione: il faro dell’Île Vierge, situato al largo della costa del Finistère. Si tratta di uno dei fari più alti d’Europa e l’idea era quella di salirne i 360 gradini per ammirare il panorama dall’alto. Purtroppo la sorte non è dalla nostra parte: proprio in quei giorni di agosto il faro è chiuso alle visite. Un consiglio utile per chi volesse programmare questa tappa: verificate sempre gli orari di apertura e le maree, perché l’isola è raggiungibile in barca solo durante l’alta marea.
Dopo una sosta pranzo con vista faro e le immancabili foto di rito, anche se a distanza, riprendiamo il nostro itinerario lungo la costa bretone, che da questo momento in poi diventa una vera e propria collezione di fari.
Il primo è il faro dell’Île Wrac’h, visibile dopo una breve passeggiata lungo la costa. Poco dopo raggiungiamo il faro di Trézien che, con i suoi 37 metri di altezza e una portata di 20 miglia, non sarà tra i più spettacolari della Bretagna, ma svolge un ruolo fondamentale come punto di riferimento per la navigazione.
Proseguendo lungo la costa, facciamo una breve sosta alla Plage d’Illien, prima di trovarci di fronte a un vero faro da cartolina: il Phare de Kermorvan, nei pressi di Le Conquet. Se siete appassionati di fari, questa è una tappa assolutamente imperdibile, sia per la posizione che per il contesto paesaggistico in cui si inserisce.
C’è ancora un’ultima tappa prima di concludere la giornata, o meglio una vecchia conoscenza da rivedere: il faro di Saint-Mathieu, una delle grandi icone della Bretagna. Qui il faro si staglia accanto ai resti dell’antica abbazia, creando uno scenario unico, sospeso tra storia e oceano.
Ci fermiamo per la notte proprio nei pressi del faro, fronte oceano, dove uno splendido tramonto chiude in bellezza una giornata intensa, interamente dedicata ai fari e ai paesaggi selvaggi del Finistère.

Dal Finistère al punto più estremo: fari e scogliere della Bretagna – Giorno 11
Lasciamo a malincuore Saint-Mathieu, con il suo faro e i resti dell’abbazia affacciati sull’oceano, per iniziare la nostra discesa verso sud, attraversando alcuni dei paesaggi più spettacolari del Finistère.
La prima sosta è dedicata, inevitabilmente, all’ennesimo faro di questo viaggio: il Phare du Petit Minou. Questa celebre sentinella del mare, collegata alla costa da un suggestivo ponticello in pietra, merita senza dubbio una deviazione e una sosta fotografica, confermandosi come uno dei fari più iconici della Bretagna occidentale.
Proseguendo lungo il nostro itinerario in Bretagna, attraversiamo il Parc naturel régional d’Armorique, un’area protetta che racchiude una straordinaria varietà di ambienti naturali, prima di dirigerci verso la penisola di Crozon. Da qui raggiungiamo Cap de la Chèvre, dove, dopo il pranzo, ci concediamo l’ennesima escursione lungo il sentiero del litorale.
Camminare lungo questi tratti di costa è ormai diventata una consuetudine: il blu intenso dell’oceano da un lato e i colori dell’erica dall’altro accompagnano ogni passo, rendendo ogni camminata diversa ma sempre affascinante. Quasi ogni giorno dedichiamo qualche ora a percorrere questi sentieri costieri, che si snodano lungo gran parte della costa bretone e rappresentano uno dei modi migliori per entrare in sintonia con il territorio.
Il viaggio prosegue poi verso quello che è considerato il punto più occidentale della Bretagna: la Pointe du Raz. Non è la prima volta che raggiungiamo questo luogo estremo, battuto dal vento e dalle correnti dell’oceano, ma ogni visita riesce comunque a stupirci e ad affascinarci.
Vista l’ora, decidiamo di trascorrere la notte in zona, rimandando al giorno successivo il trasferimento verso la penisola di Quiberon, prossima tappa di questo lungo viaggio lungo le coste della Bretagna.

Penisola di Quiberon: tra Côte Sauvage, ostriche e tramonti sull’oceano – Giorno 12
La dodicesima giornata del nostro viaggio in Bretagna è interamente dedicata alla penisola di Quiberon, che raggiungiamo in tarda mattinata. Prima di percorrerne i celebri 14 chilometri di costa, facciamo una deviazione verso Carnac, per poi proseguire fino alla località di Le Pô, dove ci concediamo una sosta gastronomica decisamente riuscita.
Qui ci aspetta una degustazione di ostriche, accompagnate da pane, burro e da un ottimo vino bianco, un rituale che in Bretagna diventa parte integrante del viaggio tanto quanto le tappe naturalistiche.
Raggiunta finalmente la penisola di Quiberon, iniziamo l’esplorazione dalla costa occidentale, la celebre Côte Sauvage. Selvaggia, aspra e modellata dall’oceano, questa parte di costa è capace di sedurre chiunque vi transiti, con le sue scogliere frastagliate e il mare che si infrange senza sosta sulle rocce. La bellezza del luogo, però, porta con sé anche qualche difficoltà pratica: trovare sosta in alta stagione si rivela complicato e, dopo diversi tentativi, decidiamo di puntare verso sud.
La pausa arriva alla Plage du Conguel, una delle spiagge più note della costa orientale della penisola, dove il mare appare decisamente più calmo rispetto al versante oceanico. È il luogo ideale per rallentare il ritmo e godersi un momento di relax.
Nel pomeriggio torniamo sulla Côte Sauvage e, finalmente, riusciamo a vivere appieno la sua essenza. Lo facciamo nel modo migliore possibile: a piedi, lungo il sentiero litorale, dedicando un paio d’ore a una piacevole camminata tra scogliere irregolari a picco sull’oceano, mentre il sole inizia lentamente a calare e l’affollamento della mattina si dissolve gradualmente.
Se c’è un aspetto da tenere in considerazione visitando Quiberon in estate, è proprio l’alta frequentazione turistica, soprattutto nelle ore centrali della giornata. Con il passare del tempo, però, la penisola torna a mostrare il suo lato più autentico.
La giornata si conclude con la sosta per la notte in un’area attrezzata fronte oceano, dove, come spesso accade in Bretagna, il tramonto sull’Atlantico regala uno spettacolo naturale incluso nel prezzo del viaggio.

Dal Morbihan all’Atlantico: borghi storici, saline e spiagge – Giorno 13
Inizia il nostro lento rientro verso casa, ma senza rinunciare alla scoperta. Questa giornata doveva essere inizialmente dedicata alla preistoria, con la visita agli alignements de Kerlescan, uno dei complessi megalitici più affascinanti della Bretagna. Purtroppo, in questo periodo sono previste solo visite guidate e la prima disponibile è nel primo pomeriggio. Decidiamo quindi di cambiare programma e di dirigerci verso la vicina Auray.
Auray è una cittadina storica che, nonostante il passare dei secoli, conserva intatto il suo fascino: stradine lastricate, un elegante ponte in pietra, case a graticcio e banchine vivaci, oggi animate da numerosi locali. Una tappa che si rivela una piacevole sorpresa e che merita senza dubbio di essere inserita in un itinerario nel Morbihan.
Lasciata Auray, la sosta successiva è Vannes, capitale del dipartimento del Morbihan. Porto turistico, città medievale, centro d’arte e di storia: Vannes racchiude tutte queste anime in un unico luogo. Passeggiare tra le vie del centro storico, tra mura, edifici antichi e scorci sul porto, è un’esperienza che conquista facilmente il viaggiatore.
Proseguendo il nostro itinerario lungo la costa atlantica, raggiungiamo quasi per caso Piriac-sur-Mer, alla ricerca di una spiaggia dove concederci un po’ di relax. Dopo diversi divieti, riusciamo finalmente a parcheggiare di fronte alla Plage du Poulaire. Il mare è limpido e calmo, così invitante da spingerci a fare un bagno: probabilmente l’unico di questo viaggio, ma decisamente appagante, nonostante la temperatura dell’acqua non fosse certo mediterranea.
Riprendiamo poi il cammino seguendo la strada costiera, lasciandoci guidare dal navigatore che ci regala un percorso inaspettatamente suggestivo tra le saline di Guérande. Attraversare questo paesaggio, fatto di geometrie regolari e riflessi d’acqua, è un’esperienza che vale il viaggio. Superata la piccola penisola, raggiungiamo prima Batz-sur-Mer e poi Le Croisic, due località affacciate sull’oceano che completano perfettamente la giornata.
Lungo la costa possiamo ammirare un paesaggio selvaggio ma accogliente, ideale sia per escursioni lungo il sentiero litorale che per una sosta in una delle numerose spiagge che si alternano agli scogli. Colpiti dalla bellezza del luogo, decidiamo di fermarci lungo il percorso in una area di sosta fronte mare, dove trascorriamo cena, tramonto e notte, accompagnati ancora una volta dal rumore dell’oceano.

Valle della Loira: castelli rinascimentali tra bellezza e ricordi – Giorno 14
Ormai lontani dalla Bretagna, proseguiamo il nostro rientro verso casa attraversando la Valle della Loira. È una zona che conosciamo bene e che, chilometro dopo chilometro, fa riaffiorare i ricordi del viaggio del 2009, quando avevamo dedicato tempo ed energia alla scoperta dei suoi celebri castelli rinascimentali.
La tentazione di rivederne qualcuno è troppo forte e così, cartina alla mano, iniziamo a segnare i nomi dei castelli più noti lungo il nostro percorso, scegliendo quelli che meglio si prestano a una sosta lungo il tragitto.
Il primo incontro è con il Château de Villandry, che si rivela anche l’ultimo dei grandi castelli della Loira edificati durante il Rinascimento. L’architettura è sobria ed elegante, ma ciò che rende Villandry davvero unico sono i suoi giardini, tra i più belli e curati della regione, capaci di affascinare con le loro geometrie perfette e il loro equilibrio senza tempo.
La seconda tappa della giornata è il Castello di Amboise, storica residenza dei re di Francia durante il Rinascimento. Imponente e scenografico, il castello domina la Loira da una posizione strategica e custodisce un luogo di grande valore simbolico: la tomba di Leonardo da Vinci, che trascorse qui gli ultimi anni della sua vita.
La visita avviene in un momento particolarmente piacevole, quando la maggior parte dei visitatori ha già lasciato il sito, permettendoci di apprezzarne l’atmosfera con maggiore calma e intimità.
La giornata si conclude con una cena in città, prima di trovare una sistemazione per la notte sulle rive della Loira, accompagnati dal silenzio del fiume e dalla sensazione di essere ormai sulla strada di casa, ma ancora immersi nella bellezza del viaggio.

Castelli della Loira: Chenonceau e Chambord, per chiudere in bellezza – Giorno 15
Seconda giornata nella Valle della Loira e seconda giornata interamente dedicata alla visita di alcuni tra i castelli più famosi di Francia, un modo perfetto per concludere questo lungo viaggio prima del rientro definitivo verso casa.
La prima tappa è uno dei castelli che più amo in assoluto: il Castello di Chenonceau, conosciuto anche come il Castello delle Dame. Adagiato con eleganza sul fiume Cher, Chenonceau è un luogo profondamente legato a figure femminili che, nel corso dei secoli, ne hanno guidato l’evoluzione architettonica e ne hanno garantito la sopravvivenza.
Tra queste spicca Caterina de’ Medici, che contribuì in modo decisivo a trasformare il castello, arricchendolo e dandogli grande prestigio come residenza reale. La sua storia, intrecciata a quella di altre donne influenti, rende Chenonceau unico nel panorama dei castelli rinascimentali. Non a caso è oggi il castello più visitato di Francia dopo Versailles, un primato che racconta bene il suo fascino senza tempo.
Prima di lasciare definitivamente la Loira, decidiamo di concederci un’ultima visita, questa volta a un’icona assoluta del Rinascimento francese: il Castello di Chambord. Immerso nel cuore di una vasta foresta, un tempo riserva di caccia reale, Chambord si presenta come una opera d’arte monumentale, imponente e visionaria.
Simbolo del genio rinascimentale e della grandezza della monarchia francese, il castello è oggi Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal 1981. Le sue proporzioni, la celebre scala a doppia elica e l’armonia dell’insieme rappresentano un degno epilogo per questo viaggio, che si chiude tra storia, architettura e memoria.
Con Chenonceau e Chambord termina non solo la nostra esplorazione della Valle della Loira, ma anche questo lungo itinerario attraverso la Francia, fatto di ritorni, nuove scoperte e strade percorse senza fretta.

In Borgogna tra borghi UNESCO e abbazie cistercensi – Giorno 16
Siamo ormai alle ultime battute di questo viaggio. Oggi salutiamo definitivamente la Valle della Loira e ci addentriamo in Borgogna, una regione che segna simbolicamente il passaggio verso il rientro, ma che continua a offrire tappe di grande interesse storico e paesaggistico.
Dopo qualche ora di viaggio raggiungiamo Vézelay, piccolo borgo medievale arroccato su una collina isolata, circondato dalle pianure che introducono al Parco naturale regionale del Morvan. Dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO, Vézelay si presenta come un luogo ordinato e suggestivo, con le sue costruzioni tipiche, la celebre basilica abbaziale, alcuni tratti delle mura originarie, oltre a negozietti e ristoranti che animano il centro storico.
Dalla terrazza della basilica si gode inoltre di un ampio panorama sulla campagna circostante, uno di quegli scorci che invitano a rallentare. L’impressione generale, però, è quella di un borgo che sembra aver perso un po’ di vitalità rispetto a quanto raccontato da alcune recensioni, pur mantenendo intatto il suo valore storico e simbolico.
Lasciamo Vézelay intorno all’ora di pranzo e dedichiamo la seconda parte della giornata a una visita di grande fascino: l’Abbazia di Fontenay, considerata la meglio conservata tra le abbazie cistercensi al mondo. Fondata nel 1118 da San Bernardo di Chiaravalle, l’abbazia ha attraversato secoli di storia, vivendo anche fasi di profonda trasformazione: intorno al 1790 venne addirittura convertita in cartiera, snaturandone in parte la funzione originaria.
Fu solo a partire dal 1900 che iniziarono importanti lavori di recupero, finalizzati a restituire all’abbazia la sua purezza architettonica medievale. Il risultato è un complesso armonioso, essenziale e suggestivo, che trasmette ancora oggi lo spirito della regola cistercense. Una visita fortemente consigliata per chi attraversa questa parte della Borgogna.
Nel tardo pomeriggio torniamo nuovamente in marcia, pronti a imboccare uno degli itinerari più iconici della regione: la Grande Route des Vins, un viaggio tra vigneti, villaggi e cantine, che accompagnerà gli ultimi chilometri di questo lungo percorso attraverso la Francia.

Borgogna e Route des Grands Vins: l’ultimo atto prima di casa – Giorno 17
Siamo giunti all’ultimo atto di questo viaggio. La destinazione finale di oggi, purtroppo, è casa, ma abbiamo ancora una giornata da vivere e decidiamo di dedicarla completamente alla Borgogna, immergendoci nella sua terra di vini, storia e tradizioni.
La prima sosta è a Cluny, dove visitiamo la celebre abbazia di Cluny, un luogo di enorme importanza storica per l’Europa medievale. La visita, però, ci lascia un po’ delusi: complice lo stato frammentario del complesso, l’impatto emotivo non è all’altezza delle aspettative. Decidiamo quindi di dedicarci a ciò che Cluny offre ancora con grande autenticità: una passeggiata tra le vie del centro, animate da negozi, bar e ristoranti, vivendo il borgo con lo spirito dei turisti modello.
Ci fermiamo per pranzo in uno dei locali con tavolini all’aperto, concedendoci, dopo la scoperta dei giorni precedenti, un nuovo piatto di escargots à la bourguignonne, un vero must della cucina francese, che in questa regione trova forse la sua massima espressione.
Lasciamo Cluny nel pieno di una kermesse ippica, dirigendoci verso sud lungo uno dei percorsi più iconici della regione: la Route des Grands Vins de Bourgogne. È qui che il viaggio rallenta ulteriormente, trasformandosi in pura contemplazione. Distese di vigneti a perdita d’occhio, ordinate e silenziose, si susseguono per chilometri e chilometri, raccontando senza parole la storia secolare della Borgogna e la reputazione mondiale dei suoi vini più pregiati.
È questa l’ultima immagine che portiamo con noi: un paesaggio armonioso, fatto di colline, filari e luce morbida, che chiude un viaggio ricco di ricordi, ritorni e nuove scoperte, vissuto attraversando terre ospitali e di grande fascino.
Con la Borgogna si conclude il nostro itinerario. La strada verso casa ci aspetta, ma il viaggio, quello vero, continuerà ancora a lungo nella memoria.

