Questo è il racconto del nostro viaggio in Scozia nell’estate 2022, un’avventura on the road che sognavamo da tempo.
Chi ci ha seguito sulla nostra pagina Facebook ha già letto questo diario giorno dopo giorno, tappa dopo tappa, mentre lo vivevamo in tempo reale. Qui, invece, trovate il racconto completo, arricchito dall’intera galleria fotografica della vacanza, per rivivere ogni momento con calma.
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La Scozia era nei nostri pensieri già l’anno precedente, ma per vari motivi avevamo dovuto rimandare. Un viaggio rimasto in sospeso, di quelli che non si dimenticano e che continuano a tornare, finché non arriva il momento giusto. E quell’estate, finalmente, è arrivata.
Kilometri di strade solitarie, paesaggi selvaggi, castelli avvolti nella nebbia, laghi silenziosi e cieli che cambiano colore in pochi minuti: il nostro itinerario in Scozia è stato un susseguirsi di emozioni, scoperte e panorami mozzafiato. Un viaggio lento, vissuto giorno per giorno, lasciandoci guidare dalla strada e dall’istinto.
In questo diario di viaggio in Scozia raccontiamo tappe, sensazioni, imprevisti e meraviglie incontrate lungo il cammino, con l’idea di ispirare chi sogna una vacanza in Scozia, magari on the road, tra natura, storia e libertà.
Inizia il viaggio
Giorno 1
Dopo la notte trascorsa sul colle del Moncenisio e una prima, lunghissima giornata di trasferimento, eccoci finalmente arrivare a Calais.
Una città di confine, sospesa tra due mondi, punto di passaggio obbligato per chi sogna di attraversare la Manica, che sia via mare o sfrecciando sottoterra attraverso il celebre Eurotunnel.
Della giornata appena trascorsa c’è in realtà poco da raccontare: chilometri, asfalto e orizzonti che scorrono veloci. Alla fine della giornata il contachilometri segna circa 1.300 chilometri percorsi, un numero che racconta meglio di qualunque parola la stanchezza accumulata e la determinazione che ci accompagna.
Un solo pensiero ci guida: raggiungere il prima possibile il punto di imbarco verso le bianche scogliere di Dover. È da lì che il viaggio cambierà davvero ritmo, lasciando il continente alle spalle per avvicinarci finalmente alla nostra meta. La Scozia è ancora oltre l’acqua, ma ormai la sentiamo vicina.
Il vero viaggio sta per cominciare.




Lo sbarco in Inghilterra
Giorno 2
Alle 6:20 del mattino lasciamo il porto di Calais con destinazione Dover. Inizia così il secondo giorno di trasferimento del nostro viaggio on the road, una lunga tappa che ci porterà sempre più a nord, con Edimburgo come primo vero obiettivo.
Lo sbarco in Inghilterra segna un passaggio simbolico importante: da qui in avanti il viaggio prende un altro respiro. Attraversiamo il Paese in lungo e in largo, macinando chilometri su chilometri, prima di varcare ufficialmente il confine e fare finalmente ingresso in Scozia.
Anche questa giornata è dedicata quasi esclusivamente al trasferimento. Nessuna sosta programmata, nessuna meta intermedia: solo strada, paesaggi che scorrono veloci e il tempo che cambia continuamente. In poco più di settecento chilometri percorsi, iniziamo però ad assaporare uno degli elementi che ci accompagnerà per tutta la vacanza in Scozia: il meteo, imprevedibile e protagonista tanto quanto i luoghi.
La vera scoperta è rimandata a domani. Ci aspettano pochi chilometri, ma una città che merita di essere vissuta con calma: Edimburgo. Almeno un giorno per perdersi tra le sue strade, prima di rimetterci in viaggio verso le terre più selvagge della Scozia.




Finalmente Scozia
Giorno 3
È stata la giornata dedicata a Edimburgo, anche se il meteo non è stato dalla nostra parte. Una pioggia costante ci ha accompagnato per gran parte della visita, limitando in parte la possibilità di goderci la città come avremmo voluto. Nonostante questo, Edimburgo ha confermato tutte le aspettative, rivelandosi una città piacevole, vivace e ricca di carattere.
Abbiamo esplorato la Old Town in lungo e in largo, passeggiando lungo la sempre animata Royal Mile, l’arteria principale che collega il Castello di Edimburgo al Palazzo di Holyroodhouse. Tra artisti di strada, locali storici e scorci medievali, l’atmosfera resta unica anche sotto la pioggia. Immancabile una deviazione nella celebre Victoria Street, con le sue facciate colorate e le curve scenografiche che la rendono una delle vie più fotografate della città.
Uno dei momenti più particolari della giornata è stato senza dubbio la visita alla Armchair Books, una libreria fuori dal tempo nascosta lungo West Port. Qui ci siamo letteralmente lasciati inghiottire dai libri, tra scaffali stracolmi e un’atmosfera che profuma di carta e storia.
Proseguendo l’itinerario, non poteva mancare una passeggiata tra le tombe del cimitero di Greyfriars, considerato da molti il più infestato al mondo. Da lì, ci siamo spostati a Grassmarket, una delle zone più vivaci di Edimburgo, perfetta per fermarsi a mangiare o bere qualcosa. Noi abbiamo pranzato al Fiddler’s Arms, assaggiando uno dei piatti simbolo della cucina scozzese: l’Haggis.
Tra le cose da vedere a Edimburgo non possono mancare la Cattedrale di St Giles, splendido esempio di gotico medievale eretta nel 1120, e il Scott Monument, imponente memoriale in stile vittoriano dedicato allo scrittore Sir Walter Scott. Anche con poco tempo a disposizione, vale assolutamente la pena salire su Calton Hill: da qui si gode di una vista a 360 gradi sullo skyline di Edimburgo, tra mare, città e colline.
La vera nota dolente della giornata, oltre alla pioggia, è stata l’impossibilità di visitare il Castello di Edimburgo. Arrivati di buon’ora, ci siamo trovati davanti al cartello “Sold out” per le visite giornaliere, un piccolo dispiacere che ci ha ricordato quanto sia importante prenotare in anticipo, soprattutto in alta stagione. Chissà che, ripassando da queste parti a fine viaggio, non si riesca a rimediare.
Lasciata Edimburgo, il nostro viaggio in Scozia prosegue in direzione Stirling, non prima di una sosta a Falkirk per ammirare The Kelpies, le celebri sculture in acciaio alte 30 metri che raffigurano due teste di cavallo.
Domani si riparte dal Castello di Stirling — questa volta prenotato per tempo — e poi via, verso le terre dell’Aberdeenshire.




Da Stirling all’Aberdeenshire: castelli, scogliere e incontri mancati
Giorno 4
Come da programma, la giornata odierna inizia con la visita al Castello di Stirling, uno dei castelli più grandi e importanti della Scozia. Un luogo simbolico, che ha visto soggiornare e venire incoronati numerosi sovrani scozzesi. Esternamente il castello si presenta in modo imponente e suggestivo; gli interni, invece, risultano forse fin troppo ricostruiti, perdendo in parte quell’autenticità che ci si aspetterebbe da un sito di tale rilevanza storica.
Lasciato Stirling, la tappa successiva del nostro itinerario on the road in Scozia è St Andrews. Una passeggiata tra le vie principali della cittadina e poi la visita alle rovine della sua famosa e maestosa cattedrale, un tempo la più grande della Scozia, oggi ridotta a suggestivi resti che raccontano secoli di storia affacciati sul Mare del Nord.
Dopo la sosta per il pranzo, il viaggio prosegue verso le scogliere di Fowlsheugh, uno degli spettacoli naturalistici più impressionanti della costa orientale scozzese. Qui abbiamo assistito al volo e al richiamo di oltre 100.000 uccelli marini nidificati sulle scogliere. La speranza di avvistare qualche pulcinella di mare è però rimasta delusa, così come il desiderio di visitare il celebre Castello di Dunnottar.
Arrivati sul posto nel tardo pomeriggio, il castello era già chiuso. Ci siamo quindi accontentati di ammirarne le rovine dall’esterno, immaginandone l’antica imponenza e apprezzando comunque la sua posizione strategica, spettacolare, arroccata su un promontorio a picco sul mare.
Tra uno scroscio di pioggia e improvvise schiarite di sole, raggiungiamo l’ultima meta della giornata: Newburgh Seal Beach, una spiaggia famosa per ospitare una colonia di circa 400 foche, nei pressi della foce del fiume Ythan. Anche in questo caso, le aspettative sono state solo in parte ripagate. Forse per il meteo, forse per l’orario, abbiamo avvistato solo qualche foca in acqua, che ci osservava con diffidenza da lontano. Nulla a che vedere con lo spettacolo che questo luogo è solito offrire.
Per oggi è tutto. Domani il nostro viaggio ripartirà da Pennan, prima di visitare una delle più antiche distillerie scozzesi, pronti a immergerci ancora una volta tra paesaggi, storia e tradizioni di questa terra straordinaria.




Nel cuore della Scozia
Giorno 5
La giornata inizia con una fugace visita a Pennan, un piccolo ma caratteristico villaggio di pescatori affacciato sul Mare del Nord. Poche case, tutte allineate sotto la scogliera, una manciata di cottage colorati, un piccolo porto, una locanda e la celebre cabina telefonica rossa, diventata ormai il simbolo del paese. Pennan è minuscola, essenziale, ma proprio per questo incredibilmente suggestiva.
Un consiglio per chi decide di raggiungerla: attenzione alla strada di accesso. Si tratta di una single track molto ripida, che scende decisa verso il mare e richiede un po’ di prudenza, soprattutto in caso di pioggia.
Lasciato Pennan alle spalle, seguiamo per diversi chilometri la Coastal Road West, una delle strade più belle percorse finora. Un nastro d’asfalto nero che si snoda tra continui saliscendi, separando campi coltivati color oro da prati di un verde intenso, in costante contrasto con il mare scuro e le nuvole cariche di pioggia all’orizzonte. Oggi, fortunatamente, il meteo ci concede una tregua.
Lungo il percorso facciamo una breve sosta, puramente fotografica, alla Strathisla Distillery, una delle distillerie scozzesi più antiche ancora in attività. Purtroppo l’orario non ci consente di partecipare a una visita guidata o a una degustazione, ma anche solo vederla dall’esterno vale la deviazione.
La tappa successiva è Inverness, vera e propria porta d’accesso alle Highlands scozzesi e crocevia di viaggiatori provenienti da ogni angolo del Paese. La città, in sé, non ci colpisce particolarmente e infatti, dopo il pranzo (al The Castle Tavern, per dovere di cronaca), ripartiamo rapidamente in direzione Loch Ness.
La meta è il Castello di Urquhart, o meglio, ciò che ne rimane. Anche ridotto a rovine, il castello conserva un fascino straordinario grazie alla sua posizione spettacolare affacciata sul lago. Lo scenario è potente, silenzioso, e probabilmente uno dei più suggestivi dell’intera Scozia.
In questa prima parte di viaggio le occasioni mancate non sono poche: niente pulcinella di mare, niente colonia di foche e neppure l’incontro con il leggendario Nessie. In compenso, abbiamo assistito a uno spettacolo altrettanto affascinante: la tenacia dei salmoni che tentano di risalire la corrente alle Rogie Falls.
Una breve passeggiata ci conduce dal parcheggio al ponte sospeso sopra il corso d’acqua, da cui osserviamo i salti continui dei pesci contro la forza del fiume. Uno sforzo che, ai nostri occhi, sembra quasi impossibile, ma che fa parte di un ciclo naturale tanto duro quanto affascinante.
Lasciate le Rogie Falls, prima di imboccare la mitica North Coast 500, decidiamo di deviare verso Chanonry Point, all’estremità meridionale della Black Isle, una penisola di fronte a Inverness.
Il motivo è duplice: un faro, il primo di questa vacanza, e soprattutto la possibilità di avvistare i delfini, spesso presenti nelle acque davanti alla punta.
Sul posto troviamo decine di persone armate di binocoli e macchine fotografiche con super obiettivi: l’atmosfera è carica di aspettative e ci convinciamo che questa possa essere davvero la volta buona.
Li abbiamo visti, questi delfini?
Lascio alle immagini la risposta.
Per oggi è tutto. Ora non resta che trovare un posto tranquillo per la notte: domani si parte ufficialmente lungo la North Coast 500, una delle strade panoramiche più iconiche di tutta la Scozia.





Lungo la North Cost 500
Giorno 6
Con oggi iniziamo ufficialmente l’esplorazione delle Highlands scozzesi, e lo facciamo percorrendo una delle strade panoramiche più celebri d’Europa: la North Coast 500 (NC500). Se il tratto iniziale del percorso appare, almeno all’inizio, piuttosto ordinario, chilometro dopo chilometro il paesaggio cambia radicalmente, diventando sempre più interessante e coinvolgente.
È soprattutto la parte settentrionale della NC500 a rispondere pienamente alle aspettative: ambienti selvaggi, spazi aperti, scogliere battute dal vento e una sensazione di isolamento che ricorda alcune delle strade turistiche nazionali norvegesi. Non a caso, proprio lungo questo tratto decideremo poi di fermarci per la notte.
Ma andiamo con ordine. Il primo luogo di interesse della giornata è il Castello di Sinclair Girnigoe, o meglio, ciò che ne resta. Le rovine di questa antica struttura, costruita su scogliere a picco sul mare, conservano ancora oggi un forte impatto scenico, nonostante dell’edificio originale rimanga ben poco. La posizione, però, è talmente spettacolare da rendere la sosta più che meritata. Qui ci concediamo anche la pausa pranzo, immersi in uno scenario che da solo vale il viaggio.
Ripartiamo poi in direzione del Duncansby Head Lighthouse. Da qui, con una camminata breve e alla portata di tutti, raggiungiamo le famose Duncansby Stacks: alti scogli appuntiti che emergono dal mare proprio di fronte alla costa. Una breve escursione, semplice ma estremamente suggestiva, che vale assolutamente la pena inserire nell’itinerario della NC500.
A pochi chilometri di distanza eccoci a John O’ Groats, località situata all’estremo nord-est della Scozia e punto di partenza dei traghetti diretti alle Isole Orcadi. Dopo la classica foto di rito al celebre cartello con le distanze verso le principali città del Regno Unito, ci spostiamo verso quello che rappresenta uno dei punti simbolici del viaggio.
Raggiungiamo infatti Dunnet Head, dove il faro segna il punto più settentrionale della Scozia continentale. Un luogo ventoso, aperto, essenziale, che trasmette con forza la sensazione di trovarsi davvero ai confini della terra.
Da un faro all’altro, la tappa successiva è Strathy Point, forse uno dei luoghi che più ci ha colpiti della giornata. Il faro si raggiunge con una passeggiata di circa dieci minuti, circondati da pecore al pascolo e prati di un verde intenso. L’ambiente è puro, silenzioso, e la vista sull’oceano ripaga ampiamente ogni passo.
La giornata si conclude qui, non prima però di trovare un posto per la notte. Ancora una volta, lungo la NC500, in uno scenario sorprendentemente bello, che riporta alla mente viaggi passati e conferma, ancora una volta, quanto questa strada sia molto più di un semplice itinerario: è un’esperienza.
Domani si continua, sempre lungo la North Coast 500.




Le Highlands
Giorno 7
Dopo la notte trascorsa sulle rive del Loch Crocach, lungo la North Coast 500, riprendiamo il nostro itinerario. La giornata di oggi è dedicata in gran parte alla scoperta di alcune delle spiagge più belle della parte settentrionale delle Highlands scozzesi, un tratto di costa capace di sorprendere oltre ogni aspettativa.
Proseguendo lungo la NC500, la strada inizia finalmente a dare il meglio di sé. Gli scorci diventano sempre più notevoli, alternando tratti costieri spettacolari a sezioni interne altrettanto affascinanti. Curva dopo curva, il percorso è accompagnato da numerosi laghetti, che incorniciano il nostro passaggio tra alture morbide, valli aperte e pascoli verde intenso. A completare il quadro, spiagge di sabbia bianca bagnate da un mare incredibilmente turchese, spesso attraversate da lunghi tratti di single track, il vero marchio di fabbrica di questa regione.
La prima sosta della giornata è a Ard Neakie, un promontorio roccioso collegato alla terraferma da una sottile lingua di terra, nel mezzo del Loch Eriboll. Un luogo essenziale, silenzioso, che regala una sensazione di isolamento totale.
Poco dopo raggiungiamo la prima spiaggia: Ceannabeinne Beach. Un angolo che merita senza dubbio una sosta. Un ripido pendio erboso conduce a una spiaggia di sabbia bianca e finissima, bagnata da un mare che, complice la splendida giornata, invoglia seriamente a fare il bagno. Uno di quei luoghi che difficilmente si dimenticano.
Qualche chilometro più avanti troviamo Smoo Cave, una grotta marina naturale spesso indicata come tappa imperdibile lungo la NC500. In questo caso, però, le aspettative non sono state pienamente soddisfatte: forse le recensioni andrebbero un po’ ridimensionate, soprattutto se paragonate a ciò che la giornata ci avrebbe riservato in seguito.
Il luogo che invece non ha tradito le attese è stata Sango Bay. Nonostante la presenza di un festival nelle vicinanze, siamo riusciti a trovare un angolo tranquillo dove pranzare e concederci una passeggiata sulla spiaggia. Il contrasto tra il verde brillante dell’erba, la sabbia chiara e l’azzurro del mare rende questo tratto di costa particolarmente suggestivo e fotografico.
Oggi decidiamo di rallentare il ritmo. L’ultima meta della giornata è Oldshoremore Beach, una spiaggia enorme e selvaggia, raggiungibile percorrendo una splendida strada panoramica che si imbocca lasciando la NC500 all’altezza di Kinlochbervie. Qui ci concediamo un momento di vero relax, arrivando persino ad assaggiare le fredde acque dell’oceano. Un’esperienza resa ancora più piacevole da un sole inaspettatamente caldo e dalla totale assenza di vento.
Salutata anche quest’ultima spiaggia, troviamo posto per la notte nei pressi di Scourie, presso l’omonimo campeggio. Vista mare, prato impeccabile e silenzio assoluto: un altro grande classico delle Highlands scozzesi, perfetto per concludere una giornata intensa ma appagante.
Domani ci aspettano ancora spiagge spettacolari, ma non solo. Tempo permettendo, è in programma anche un’escursione verso uno dei simboli della costa occidentale: l’Old Man of Stoer.






Il vero clima scozzese
Giorno 8
Dopo una notte accompagnata da pioggia incessante e forti raffiche di vento, tanto da farci sentire letteralmente cullati all’interno del van, si apre all’insegna del maltempo questa ottava giornata di viaggio in Scozia. Le Highlands mostrano il loro volto più severo, ma non per questo meno affascinante.
Riprendiamo il nostro itinerario da dove avevamo lasciato la North Coast 500, proseguendo in direzione Unapool, dove deviamo sulla B869, non prima di aver attraversato il celebre ponte di Kylesku, una delle immagini più iconiche della zona.
La B869, pur non essendo unanimemente apprezzata, è a mio avviso una strada che merita assolutamente di essere percorsa. Si tratta di una single track che alterna tratti costieri ad altri più interni, offrendo panorami tipici delle Highlands nord-occidentali. Il verde intenso dei pascoli accompagna costantemente il viaggio, interrotto qua e là da chiazze di blu, tra mare e innumerevoli laghetti che punteggiano il territorio, creando un contrasto cromatico sempre affascinante.
Raggiungiamo prima Drumbeg, con una breve sosta fotografica presso uno dei viewpoint lungo la strada, per poi deviare ulteriormente verso lo Stoer Lighthouse. Qui il vento si fa implacabile e, valutate le condizioni meteo, decidiamo di rinunciare all’escursione fino alla punta per ammirare da vicino il celebre Old Man of Stoer, uno dei simboli di questa costa. Una scelta obbligata, rimandata a tempi migliori.
Riprendiamo quindi la strada che ci riporta sulla NC500 all’altezza di Lochinver, con una successiva sosta al Castello di Ardvreck. I resti di questa antica fortezza, posizionata su un piccolo promontorio che si protende nel lago, sono facilmente raggiungibili dalla strada e regalano uno scorcio suggestivo, nonostante lo stato di rovina.
Da qui iniziamo a scivolare lentamente verso sud, in direzione di Ullapool. Il paese in sé non offre attrazioni particolarmente rilevanti, ma risulta piacevole per una passeggiata lungo la via principale, curiosando tra i negozi di souvenir e concedendosi una pausa. Noi ci fermiamo per una birra al The Ferry Boat Inn, un classico punto di ritrovo per viaggiatori e locali.
Lasciata anche Ullapool, proseguiamo lungo la North Coast 500 per altre 56 miglia, fino a raggiungere Gairloch, dove troviamo posto per la notte.
Domani ci attende una delle strade più iconiche di tutta la Scozia: il Bealach na Bà, con i suoi 626 metri di altitudine, un vero simbolo delle Highlands e uno dei passaggi più attesi dell’intero viaggio.





Panorami unici
Giorno 9
Dopo una notte tranquilla e particolarmente fresca — tanto da accendere il riscaldamento per la seconda volta dall’inizio del viaggio — lasciamo Gairloch e torniamo a macinare chilometri lungo la fedele North Coast 500. La prima vera meta della giornata è una delle più attese: il Bealach na Bà, spettacolare passo di montagna nella penisola di Applecross.
Non so se sia normale entusiasmarsi per una strada, ma come già accaduto su alcuni passi alpini e dolomitici, o lungo le strade turistiche nazionali norvegesi, anche qui una semplice strada diventa una vera e propria attrazione turistica. Il Bealach na Bà non è solo un collegamento: è un’esperienza.
Prima di raggiungerlo, però, ci godiamo gli ultimi grandi panorami della NC500, che in questo tratto sa regalare scorci memorabili. Arriviamo a Shieldaig, sulle rive del Loch Torridon, e ci fermiamo per una breve pausa caffè. Il piccolo villaggio, abitato da poche anime, si trova in una posizione semplicemente invidiabile.
Qui si trovano un hotel, un campeggio, alcuni B&B, una smokehouse dove acquistare salmone affumicato, un bar ristorante e persino il noleggio di canoe per esplorare le acque antistanti il paese. Per noi, però, solo un caffè veloce prima di ripartire in direzione Applecross, percorrendo la splendida Lochcarron Scenic Route, rigorosamente single track.
Raggiunta Applecross, la strada inizia a salire decisa verso il passo. Curva dopo curva, il percorso diventa sempre più interessante e l’utilizzo dei numerosi passing place diventa indispensabile per gestire il traffico nei due sensi. È una guida che richiede attenzione, ma ripaga ampiamente.
Una volta raggiunta la sommità del Bealach na Bà, la vista è semplicemente unica. Da lassù lo sguardo spazia senza ostacoli e la seconda parte della discesa è forse la più famosa: un tratto di strada fotografato infinite volte, pubblicato ovunque si parli di Scozia e, soprattutto, di Highlands.
Tornati nuovamente al livello del mare, puntiamo — si fa per dire — verso la seconda metà della giornata: il Castello di Eilean Donnan. Un’altra immagine simbolo della Scozia, resa celebre anche da numerosi set cinematografici. Ci fermiamo per la visita e poi per una pausa in un pub nelle vicinanze, con l’unico obiettivo di attendere che il sole ci regali uno scatto all’altezza del castello stesso.
Non avendo deciso in anticipo dove terminare la tappa odierna, proseguiamo il viaggio salutando definitivamente la North Coast 500. Attraversiamo lo Skye Bridge ed entriamo ufficialmente nella Isola di Skye, percorrendo la A87. La sosta è obbligata allo Sligachan Old Bridge, un incantevole ponte in pietra sotto il quale scorre il fiume Sligachan, con le vette dei Cuillin a fare da sfondo.
Ancora poche miglia ed eccoci a Portree, con il suo porto e le caratteristiche case colorate affacciate sull’acqua. La giornata si chiude nel modo migliore possibile con una cena al The Lower Deck Seafood, uno dei pochi ristoranti aperti anche oltre i classici orari scozzesi.
Per la notte ci fermiamo sulle rive del Loch Leathan, a poche miglia dagli Old Man of Storr, che domani potrebbero diventare i veri protagonisti della giornata.





L’isola di Skye
Giorno 10
Come da programma, la giornata odierna inizia — nonostante il meteo tutt’altro che favorevole — con l’escursione prevista a The Storr, la celebre montagna dell’Isola di Skye, situata nella penisola di Trotternish. Una tappa quasi obbligata per chi visita Skye, simbolo indiscusso dell’isola.
L’escursione richiede circa due ore complessive, tra andata e ritorno, escluse ovviamente le innumerevoli soste fotografiche. La salita, seppur non particolarmente tecnica, mette alla prova soprattutto per le condizioni meteo: vento forte e gelido accompagnano gran parte del percorso. Una volta in alto, però, la fatica viene ripagata dai panorami, anche se il continuo via vai di turisti lungo il sentiero toglie un po’ di magia all’esperienza.
Archiviata l’escursione allo Old Man of Storr, ci fermiamo per la pausa pranzo lungo la A855, approfittando di uno dei tanti viewpoint che si incontrano lungo questa strada costiera che gira attorno alla penisola di Trotternish. Anche in una giornata grigia, i paesaggi dell’isola continuano a regalare scorci interessanti.
Tra le tappe in programma c’è la cascata di Kilt Rock, la famosa cascata che precipita direttamente in mare. Forse osservata dal basso o con una portata d’acqua più abbondante avrebbe potuto emozionarci di più; vista dall’alto, nelle condizioni odierne, l’impatto è risultato piuttosto contenuto.
La seconda sosta del pomeriggio è a Fairy Glen, altro luogo molto noto di Skye. Le particolari conformazioni del terreno e i sentieri che si snodano tra le collinette lo rendono senza dubbio curioso, ma nonostante la grande affluenza di visitatori, il posto ci ha lasciato sensazioni contrastanti e non ha pienamente incontrato i nostri gusti.
Lasciati alle spalle folletti e fatine, veniamo improvvisamente catapultati nel clima più autenticamente scozzese. Dopo diversi giorni di bel tempo, torna protagonista una pioggia insistente, accompagnata da raffiche di vento che non lasciano molte alternative.
Non resta che trovare un posto tranquillo per la notte, rimandando ogni decisione sul programma di domani. Le previsioni meteo, infatti, non promettono nulla di buono e ci costringeranno probabilmente ad adattare ancora una volta l’itinerario.




Tra distillerie e castelli
Giorno 11
Possiamo definire interlocutoria la giornata di oggi, una di quelle giornate che, a quanto pare, da queste parti capitano spesso. Già da ieri sera il meteo ci ha ricordato senza troppi giri di parole che siamo in Scozia: vento e pioggia non sono l’eccezione, ma parte integrante del territorio.
Forse un po’ meno vento non avrebbe guastato, soprattutto considerando che oggi ha soffiato a raffiche continue per l’intera giornata, rendendo complicata qualunque attività all’aperto. Così, fin dal mattino, abbiamo cercato di inventarci la giornata, adattando l’itinerario alle condizioni meteo.
La prima idea è stata quella di raggiungere la Talisker Distillery, una delle distillerie più famose dell’Isola di Skye, con l’obiettivo almeno di acquistare una bottiglia del loro whisky. Purtroppo, con grande delusione, l’abbiamo trovata chiusa. Avremmo voluto visitare gli interni, passeggiare tra alambicchi di rame e botti di rovere, ma anche questa volta abbiamo dovuto rinunciare.
Resta ancora una distilleria in lista, che incontreremo lungo la strada del ritorno. Incrociamo le dita: magari saremo più fortunati.
Tra un acquazzone e l’altro abbiamo comunque provato a concederci una breve passeggiata post pranzo verso il Dun Beag Broch, un’altura dell’Isola di Skye il cui sentiero parte proprio dalla zona dove ci eravamo fermati con il camper. Le condizioni meteo, però, ci hanno presto costretti a un rientro anticipato, con vento e pioggia sempre più insistenti.
Scatta quindi il piano B per il pomeriggio: la visita al Castello di Dunvegan, almeno in gran parte al riparo dalle intemperie. La visita al castello è decisamente consigliata e, con il bel tempo, meritano una menzione anche i giardini, che purtroppo oggi non abbiamo potuto apprezzare come avremmo voluto.
Terminata la visita, in modo quasi inatteso, le nuvole iniziano a diradarsi, concedendoci una breve tregua. Riusciamo così a fare due passi intorno al castello, anche se il miglioramento dura davvero poco. Per un attimo siamo stati tentati di raggiungere Coral Beach già nel pomeriggio, ma la prudenza ha avuto la meglio.
L’escursione alla spiaggia viene quindi rimandata a domani mattina, con la speranza che il tempo decida finalmente di regalarci una giornata migliore. Su Skye, d’altronde, serve sempre una buona dose di pazienza.




Verso Neist Point
Giorno 12
La notte è stata impegnativa, scandita da pioggia battente e forti raffiche di vento, e anche il risveglio non lasciava presagire nulla di buono. Nonostante questo, decidiamo di non rimandare oltre: colazione e poi di nuovo in marcia. Oggi, indipendentemente dal meteo, siamo determinati a portare a termine i programmi.
Riprendiamo la A863 in direzione nord, superiamo il Castello di Dunvegan, visitato il giorno precedente, e proseguiamo lungo la single track fino a Claigan. La nostra prima meta è una delle spiagge più famose dell’Isola di Skye: Coral Beach, nota per il suo colore sorprendentemente chiaro.
La spiaggia si raggiunge con una passeggiata breve e piacevole, che costeggia il mare prima di attraversare pascoli verdi e fioriti che arrivano quasi a lambire l’acqua. Con il sole, i colori avrebbero probabilmente un’intensità diversa, ma anche in questa giornata incerta Coral Beach resta un luogo insolito e affascinante, molto diverso dall’immaginario classico scozzese.
Salendo sul promontorio alle spalle della spiaggia, si ottiene una visuale ancora migliore sull’intera baia. Fortunatamente, almeno in questa prima escursione, la pioggia ci risparmia, dandoci la carica giusta per proseguire.
Decidiamo quindi di dirigerci verso la seconda meta della giornata: Neist Point, non prima però di una sosta pratica quanto rara, un po’ di spesa in un piccolo supermercato nei pressi di Dunvegan, quasi un lusso da queste parti.
Per raggiungere Neist Point si lascia la A863 per imboccare la B884, un’altra single track estremamente piacevole da percorrere, che in circa mezz’ora conduce fino alla penisola. Un luogo iconico, immagine simbolo di Skye, spesso protagonista delle copertine di guide e riviste di viaggio.
Neist Point è un faro situato sulla punta più occidentale dell’isola, affacciato su scogliere spettacolari. Proprio qui accade qualcosa di inatteso: le nuvole si diradano improvvisamente, lasciando spazio a un sole splendente che accende i colori del paesaggio. Il blu intenso del mare contrasta con il verde brillante dei prati, dove greggi di pecore pascolano indisturbate. Uno di quei momenti che ripaga giorni di attesa e maltempo.
Con la certezza che il tempo sarebbe rimasto stabile, sarebbe stato magnifico attendere il tramonto. La passeggiata fino al faro vale ampiamente la fatica, soprattutto considerando la salita finale al ritorno. Un consiglio: se volete una vista davvero unica della penisola e del faro, appena arrivati al parcheggio salite sul costone alla destra del sentiero. Da lì si gode di una prospettiva straordinaria e meno frequentata.
Per oggi è tutto. Ora ci aspetta il trasferimento ad Armadale, dove ci imbarcheremo sul traghetto che ci riporterà sulla terraferma, pronti a proseguire il nostro itinerario in Scozia verso nuove destinazioni.




Nel mondo di Harry Potter
Giorno 13
Oggi salutiamo l’Isola di Skye, consapevoli di aver vissuto giorni intensi, fatti di forti emozioni e continui contrasti. Skye è una terra dura, a tratti malinconica, altre volte sorprendentemente gioiosa. Uno spirito impetuoso quando il vento soffia senza tregua, pacato quando la luce riesce finalmente a farsi spazio tra le nuvole.
Comunque la si guardi, questa parte di Scozia non ha eguali, anche volendo cercare similitudini altrove. Oggi, come previsto, lasciamo Skye via mare, imbarcandoci sul traghetto da Armadale a Mallaig. La partenza è alle 8:15, lo sbarco avviene circa mezz’ora dopo, con una nuova tappa iconica nel mirino.
La destinazione è Glenfinnan, per visitare il celebre viadotto ferroviario, reso famoso in tutto il mondo dalla saga di Harry Potter. Il Glenfinnan Viaduct è una struttura imponente: 380 metri di lunghezza, 30 metri di altezza e 21 archi sotto i quali scorre il fiume Finnan.
Raggiungiamo il punto panoramico con l’obiettivo di osservare il viadotto e, soprattutto, di immortalarlo durante il passaggio del treno a vapore, che due volte al giorno attraversa il ponte sbuffando tra gli applausi e i saluti dei numerosi visitatori.
Per chi volesse organizzarsi: al mattino il treno parte da Fort William alle 10:15 e transita sul viadotto circa mezz’ora dopo.
Nelle immediate vicinanze si trova anche il Glenfinnan Monument, costruito in memoria dei soldati scozzesi che si riunirono qui per combattere durante la ribellione giacobita del XVIII secolo.
Lasciata Glenfinnan, proseguiamo lungo la A830 fino a Fort William, dove facciamo visita alla Ben Nevis Distillery. Questa volta la troviamo aperta e, anche se non è possibile partecipare a una visita guidata, ci concediamo una degustazione di whisky e naturalmente l’acquisto di una bottiglia da portare con noi.
La pausa pranzo è alle Corpach Locks, lungo il Caledonian Canal, un luogo perfetto anche per fotografare il suggestivo relitto di una barca arenata durante una tempesta.
Riprendiamo quindi il viaggio lungo la A82, attraversando la spettacolare valle di Glencoe. Un paesaggio austero e selvaggio, fatto di spazi immensi, montagne severe e le celebri Three Sisters che sembrano vegliare sulla valle. La zona offre innumerevoli possibilità di escursione tra corsi d’acqua, cascate e laghetti, ma oggi, a malincuore, non sono previste soste.
La strada continua poi costeggiando l’enorme Loch Lomond, altra area che meriterebbe tempo e lentezza. Ci ripromettiamo di dedicarle una visita più approfondita in una futura vacanza in Scozia. Del resto, questo itinerario aveva l’obiettivo di scoprire il più possibile, anche a costo di qualche passaggio più rapido, lasciando alcune zone come promessa per il futuro.
Miglio dopo miglio raggiungiamo così Glasgow, dove decidiamo di concederci una breve sosta. Passeggiamo nel centro città tra George Square e Buchanan Street, passando da Queen Street a Virginia Street, prima di fermarci per cena da The Citizen Glasgow, al numero 24 di St Vincent Place.
Dopo cena, mentre i tavolini all’aperto sono ancora affollati di persone con un drink o un bicchiere di vino in mano, per noi arriva il momento di cercare un luogo tranquillo per la notte.
Domani torneremo a Edimburgo, per completare le visite rimaste in sospeso: il Castello di Edimburgo e il Palazzo di Holyroodhouse.






Ritorno ad Edimburgo
Giorno 14
Welcome back to Edinburgh.
Alla fine ci siamo tornati. Prima di tutto perché Edimburgo ci aveva fatto un’ottima impressione durante la prima visita; in secondo luogo perché avevamo lasciato due capitoli in sospeso: il Castello di Edimburgo e Holyrood Palace.
Oggi la città si presenta sotto una luce completamente diversa. Una giornata splendida, luminosa, quasi l’opposto della precedente visita sotto la pioggia. E se è vero che il maltempo aveva regalato a Edimburgo un’atmosfera più cupa e misteriosa, il sole di oggi ne mette in evidenza il lato vivace e dinamico.
Per evitare sorprese, questa volta abbiamo prenotato online in anticipo entrambe le visite, una al mattino e una al pomeriggio, lasciandoci così anche il tempo di gironzolare senza fretta per la città, che oggi appare particolarmente animata.
Passeggiare lungo la Royal Mile è come assistere a uno spettacolo a cielo aperto: artisti di strada di ogni tipo si susseguono senza sosta, contribuendo a rendere l’atmosfera ancora più coinvolgente.
La prima visita della giornata è dedicata a Holyrood Palace, la residenza ufficiale scozzese della monarchia britannica. Nato come monastero e successivamente trasformato in residenza reale, il palazzo è profondamente legato alla storia della Scozia. L’ultima regina ad avervi abitato fu Maria Stuarda; oggi è una delle residenze utilizzate da Elisabetta II, che vi soggiornava tradizionalmente per alcuni giorni nel mese di luglio.
Personalmente, mi sento di consigliare vivamente questa visita a chiunque passi da Edimburgo. L’audioguida inclusa nel biglietto permette di vivere l’esperienza in modo completo e coinvolgente, accompagnando il visitatore attraverso secoli di storia.
Prima della visita pomeridiana al castello torniamo a Grassmarket, questa volta per il pranzo. La scelta ricade sul Beehive Inn, un pub accogliente con ottima cucina. Optiamo per la zuppa del giorno e una Traditional Steak & Ale Pie, il tutto accompagnato da un’ottima birra: una combinazione assolutamente da provare.
Alle 15:30, con una puntualità che non sempre ci contraddistingue, ci presentiamo all’ingresso del Castello di Edimburgo. Ritiriamo anche qui l’audioguida, fondamentale per apprezzare al meglio la visita, e seguiamo il percorso suggerito dalla mappa consegnata all’ingresso.
Possiamo confermarlo senza esitazioni: non si può visitare Edimburgo senza salire alla sua rocca. Il castello è uno dei simboli assoluti della città e della Scozia intera.
Il complesso è vasto e ricchissimo:
le fortificazioni con i cannoni, uno dei quali — il celebre One O’Clock Gun — spara ancora oggi un colpo a salve ogni giorno alle 13;
i musei;
il Palazzo Reale, con gli appartamenti storici dei sovrani di Scozia;
la Crown Room, dove sono custoditi i Gioielli della Corona e la leggendaria Stone of Destiny;
la cappella reale;
e infine il monumentale Mons Meg, il gigantesco cannone da assedio del XV secolo.
Se ogni anno circa due milioni di visitatori varcano i cancelli del Castello di Edimburgo, un motivo c’è. Anzi, più di uno.
Per noi questa seconda giornata a Edimburgo si conclude qui. Ci spostiamo al Mortonhall Caravan & Camping Park, a una ventina di minuti dal centro, per trascorrere la notte.
Domani ci muoveremo verso sud, salutando ufficialmente la Scozia. Il viaggio però non è ancora finito: ci aspettano altri luoghi da scoprire lungo la strada che ci riporterà a casa, a completamento di una splendida vacanza itinerante in terra scozzese.






Direzione sud
Giorno 15
Oh, and let me tell you that I love you, that I think about you all the time.
Caledonia, you’re calling me and now I’m going home.
If I should become a stranger, you know that it would make me more than sad.
— Dougie MacLean, “Caledonia”
Con le parole di Dougie MacLean oggi salutiamo definitivamente la Scozia.
Una canzone che, più di tante descrizioni, riesce a raccontare il legame profondo che questa terra sa creare con chi la attraversa davvero.
Se la domanda è se ne sia valsa la pena, la risposta è una sola: assolutamente sì.
In questo viaggio abbiamo percorso oltre 5.000 chilometri, seguendo quasi interamente l’itinerario che ci eravamo prefissati: partenza da Edimburgo, attraversando l’Aberdeenshire, le Highlands, l’Isola di Skye, per poi fare ritorno nella capitale scozzese. Un percorso intenso, a tratti impegnativo, ma incredibilmente appagante.
Abbiamo passeggiato tra le antiche strade di Edimburgo, attraversato valli verdeggianti, ammirato panorami unici, visitato castelli carichi di storia, camminato su spiagge spettacolari, fatto escursioni, percorso la mitica North Coast 500, valicato l’altrettanto iconico Bealach na Bà, raggiunto fari sperduti al termine di strade incredibili, rigorosamente single track, in alcuni dei punti più estremi del nord del Paese.
Abbiamo mangiato e bevuto nei pub scozzesi incontrati lungo la strada, condiviso silenzi, vento, pioggia e improvvise schiarite. In poche parole, abbiamo vissuto la Scozia.
È un viaggio che almeno una volta nella vita va fatto. Anzi, probabilmente più di una volta, perché una sola non basta per immergersi completamente nello spirito di questa terra. E non importa come decidiate di organizzarlo: in camper, in auto, zaino in spalla. La Scozia trova sempre il modo di entrare sotto pelle.
Ora ci troviamo nei pressi di Cambridge. Domani dedicheremo qualche ora alla città universitaria più famosa al mondo e, nel pomeriggio, proseguiremo verso Dover per imbarcarci in serata sul traghetto che ci riporterà in Francia. Da lì inizierà un lento rientro verso sud, il tempo giusto per riordinare le idee e rivivere le emozioni attraverso le centinaia di fotografie scattate.
Se possiamo lasciarvi un consiglio finale: organizzatevi, se potete, un viaggio quassù.
E poi lasciatevi semplicemente conquistare dallo spirito unico della Scozia.
Tra college e storia
Giorno 16
Archiviata la Scozia, proseguiamo il nostro viaggio senza un itinerario prestabilito, ma con un obiettivo ben chiaro: rientrare a casa con calma, concedendoci il lusso di visitare, strada facendo, qualche città che mancava ancora nella nostra lista di viaggiatori itineranti.
Oggi, ad esempio, abbiamo dedicato mezza giornata a Cambridge, città celebre in tutto il mondo per la sua università. Una visita breve, concentrata sulla parte centrale, ma sufficiente per coglierne il carattere. Cambridge è una città davvero piacevole, giovane e vivace, dove è impossibile non respirare l’atmosfera universitaria che permea ogni angolo.
Nonostante la sua storia secolare, la città trasmette energia e dinamismo, grazie alla costante presenza di studenti e college. Una passeggiata tra i principali istituti è d’obbligo: dal celebre Trinity College al maestoso King’s College, simboli indiscussi della città e della sua tradizione accademica.
Una volta entrati nell’area pedonale, vale la pena fermarsi a curiosare tra le bancarelle di Market Square, perfette per uno spuntino veloce o per assaggiare qualche specialità locale. In alternativa, o magari come tappa successiva, il consiglio è una sosta al The Eagle, uno dei pub più iconici di Cambridge. Aperto nel 1667 come locanda per la sosta delle carrozze, è oggi il secondo pub più antico della città, ideale per gustare una buona birra accompagnata da piatti semplici ma ben fatti.
Nel pomeriggio riprendiamo la strada in direzione Dover, dove ci imbarchiamo per rientrare in Francia. La Scozia è ormai alle spalle, ma il viaggio non è ancora finito.
Domani ci inventeremo un nuovo itinerario, lasciando che sia ancora una volta la strada a guidarci.




Sconfiniamo in Belgio
Giorno 17
Com’era il titolo di quel libro? Ah sì, Va’ dove ti porta il cuore.
Oggi è andata più o meno così.
Dopo la notte trascorsa direttamente al porto di Calais, questa mattina partiamo puntando a est, direzione Belgio, e più precisamente Bruges. Vista la relativa vicinanza, decidiamo di deviare dal percorso previsto per visitare la città. Scelta azzeccata, senza alcun dubbio.
Bruges si rivela infatti davvero carina, perfetta per una visita rilassata. Una volta raggiunto il centro, ci fermiamo all’ufficio del turismo per recuperare una mappa: non avendo pianificato nulla, è il modo migliore per orientarci, capire cosa vedere ed evitare di girare a vuoto.
Passeggiare tra le vie centrali è un vero piacere. Negozi di cioccolato, ristorantini, carrozze trainate da cavalli e canali che attraversano la città contribuiscono a creare un’atmosfera quasi da cartolina. Tocchiamo i luoghi principali, senza entrare in musei o attrazioni specifiche, preferendo vivere la città mescolandoci ai tanti turisti presenti.
Per il pranzo, la scelta è facile: uno dei numerosi ristorantini del centro. Per chi ha più tempo, resta sempre valida l’opzione di un giro in barca nei canali, ideale per osservare Bruges da una prospettiva diversa.
Nel pomeriggio lasciamo il Belgio e rientriamo in Francia, iniziando quella che è a tutti gli effetti la nostra discesa verso sud. Questa volta, però, scegliamo di evitare le autostrade, privilegiando le strade dipartimentali: più lente, certo, ma decisamente più panoramiche.
I chilometri scorrono attraverso campagne francesi perfettamente coltivate, un vero e proprio patchwork di campi, ognuno diverso dall’altro ma ordinatamente affiancato, come se tutto fosse stato disegnato con precisione. Un paesaggio semplice, ma incredibilmente rilassante.
Ed è proprio nel cuore di queste campagne che troviamo il nostro “porto” per la notte: un piccolo campeggio rurale, essenziale, silenzioso, perfetto per fermarsi a riposare. Sapendo che domani mattina, al risveglio, ci aspetterà con ogni probabilità un delizioso pain au chocolat, non possiamo davvero chiedere di meglio.
Il viaggio continua, senza fretta, seguendo ancora una volta la strada… e un po’ anche il cuore.








Ancora un po’ di Francia
Giorno 18
Oggi c’è davvero poco da raccontare, se non un pensiero ricorrente: rimpiangiamo le temperature di solo pochi giorni fa. Il fresco scozzese sembra già lontanissimo.
Lasciamo il camping rurale nei pressi di Laon e iniziamo a scendere verso Digione, affrontando una giornata di puro trasferimento. La sosta pranzo è prevista nelle vicinanze di Vézelay, un borgo che conosciamo bene e che avevamo già avuto modo di visitare lo scorso anno. Questa volta, però, l’atmosfera è decisamente diversa: molti più turisti e una temperatura che supera abbondantemente i 30 gradi, rendendo la visita piuttosto faticosa rispetto al 2021.
Ripreso il viaggio, il nostro itinerario ci riporta ancora una volta tra i vigneti della Borgogna, ordinati, geometrici, quasi ipnotici nel loro susseguirsi. Qui facciamo scorta di vino, approfittando dell’occasione prima di proseguire verso sud.
La giornata si conclude a Cluny, dove ci fermiamo per la cena e per la notte. A tavola non potevamo che scegliere un grande classico della cucina locale: Escargots à la Bourguignonne, un piatto che chiude nel modo giusto questa tappa francese, all’insegna dei sapori più autentici.
Domani ci avvicineremo al confine italiano, con l’idea di concederci una sosta refrigerante prima del rientro definitivo a casa. Il viaggio volge al termine, ma la strada ha ancora qualcosa da offrirci.


Titoli di coda
Giorno 19
Domani saremo a casa e questo viaggio si concluderà definitivamente. Un itinerario che ci ha portato a scoprire un pezzo di Scozia, ma che in realtà ci ha regalato molto di più: tempo, spazi, silenzi e prospettive diverse. Oggi, però, prima della fine, c’era ancora un ultimo regalo ad attenderci.
La sosta al Colle del Moncenisio.
Raggiunto il lago in tarda mattinata, ci fermiamo per il pranzo e poi lasciamo scorrere il tempo senza programmi. Il pomeriggio passa così, in assoluto relax, immersi in un contesto naturale veramente splendido. L’acqua del lago, le montagne tutt’intorno, l’aria fresca in quota: tutto contribuisce a creare quell’atmosfera sospesa che rende questo luogo speciale.
È uno di quei momenti in cui non serve fare nulla, se non fermarsi. Guardarsi attorno. Ripensare al viaggio appena concluso, alle strade percorse, ai chilometri macinati, alle immagini che resteranno.
Stanotte dormiremo qui, proprio di fronte al lago, chiudendo idealmente il cerchio iniziato settimane fa. Domani ci attendono solo gli ultimi chilometri, quelli che ci riporteranno a casa.
Il viaggio finisce, ma come sempre accade, qualcosa resta. E spesso è proprio questo il regalo più grande.

Spero di andare in Scozia in primavera 2024. Il vostro tour è molto interessante. Potrei avere maggiori info in merito a campeggi/area sosta dove voi vi siete fermati (visto che in Scozia e’ vietato il campeggio libero)? Grazie
Ciao Stefania onestamente abbiamo fatto fatto quasi sempre sosta in libera, solo un paio di volte suprattutto per sfruttare carico e scarico abbiamo scelto i campeggi. Non abbiamo trovato difficoltà di sosta magari cercando di evitare i centri abitati. Come sempre vale il buon senso. Comunque per le strutture c’è sempre Park4Night o CaraMaps due applicazioni che sono sempre utilissime anche per trovare campeggi.
Ciao!
Molti diari di viaggio riportano che la sosta libera è vietata in quasi tutta la Scozia.
Secondo la vostra esperienza, lontani dai centri abitati, è invece tollerata.
Grazie
Del divieto in alcune zone ne sono a conoscenza ed infatti in alcuni luoghi abbiamo trovato cartelli specifici che ne vietavano soprattutto la soste per la notte. ma mi risulta che il campeggio libero sia consentito a patto di rispettare alcune regole. Personalmente non abbiamo avuto problemi e infatti abbiamo utilizzato i campeggi solo due o tre volte.
Qui credo tu possa trovare qualche informazione in merito
https://www.visitscotland.com/it-it/accommodation/caravan-camping/wild-camping
https://www.caravanya.com/it/campeggio-selvaggio-in-europa/in-piedi-libero-con-il-camper-in-scozia/
Grazie
Grazie
Grazie