Dopo aver esplorato in lungo e in largo il sud della Spagna nel nostro viaggio precedente, quest’anno abbiamo deciso di attraversare nuovamente la Penisola Iberica per scoprire il Portogallo. Un itinerario di 19 giorni che ci ha accompagnato attraverso città ricche di storia, borghi dal fascino autentico, scogliere spettacolari affacciate sull’oceano e paesaggi capaci di cambiare volto a ogni tappa.
Abbiamo cercato di vivere questo viaggio con lentezza, lasciandoci guidare dai colori, dai sapori e dalle tradizioni di una terra che sa sorprendere con la sua eleganza discreta e il suo carattere profondamente autentico.
Naturalmente il Portogallo meriterebbe molto più tempo. Come accade in ogni viaggio, è stato necessario fare delle scelte, rinunciando a qualche meta per assaporarne altre con maggiore calma. In totale abbiamo percorso oltre 5.700 chilometri, attraversando un Paese che offre una rete stradale e autostradale generalmente ben tenuta, rendendo gli spostamenti piacevoli e privi di particolari difficoltà.
Sono stati diciannove giorni intensi, durante i quali abbiamo scoperto un Portogallo capace di conquistare passo dopo passo: un viaggio fatto di luce, oceano, storia e incontri, che ci ha lasciato il desiderio di tornare per continuare a esplorare tutto ciò che questa splendida nazione ha ancora da raccontare.
Giorno 1
La sveglia suona quando è ancora notte. Alle 4:30 siamo già in viaggio con l’obiettivo di raggiungere Pau, nel sud-ovest della Francia, prima grande tappa del nostro lungo trasferimento verso il Portogallo.
La giornata, però, si rivela più impegnativa del previsto. Il traffico intenso e le lunghe code, prima nei pressi di Arles e successivamente nell’area di Montpellier, rallentano sensibilmente la nostra marcia, facendoci perdere diverse ore. Chilometro dopo chilometro diventa evidente che raggiungere la destinazione programmata non è più realistico.
Intorno alle 20:00, dopo aver percorso circa 950 chilometri, decidiamo quindi di fermarci nel primo campeggio disponibile lungo il tragitto, circa 150 chilometri prima di Pau. Una scelta dettata dal buon senso: meglio concedersi un po’ di riposo e ripartire il mattino seguente con maggiore tranquillità.
Giorno 2
Dopo una notte ristoratrice riprendiamo il viaggio verso il Portogallo. La strada continua a scorrere veloce fino al superamento del confine spagnolo, mentre il paesaggio cambia progressivamente lasciando spazio agli ampi altopiani della Castiglia.
Per spezzare il lungo trasferimento abbiamo scelto di fare tappa a Salamanca, tra le città storiche più affascinanti della Spagna, che visiteremo con calma il giorno successivo.
Raggiungiamo la nostra destinazione nel tardo pomeriggio e ci sistemiamo presso il Camping Don Quijote, una struttura semplice ma funzionale, situata in una posizione ideale per raggiungere facilmente il centro cittadino. Dopo una giornata trascorsa quasi interamente alla guida, ci godiamo una serata tranquilla, pronti a scoprire una città che da tempo desideravamo visitare.
Giorno 3
Dopo due giornate dedicate quasi esclusivamente al trasferimento, il ritmo cambia completamente. La giornata è interamente riservata alla visita di Salamanca, città universitaria tra le più prestigiose d’Europa.
Raggiungiamo con calma il centro storico in auto e, come nostra abitudine, iniziamo la visita facendo tappa all’Ufficio del Turismo per raccogliere mappe e suggerimenti utili. Da lì prende il via una piacevole passeggiata tra le eleganti vie della città.
Ammiriamo la maestosa Cattedrale, il celebre Palazzo delle Conchiglie, attraversiamo il suggestivo Ponte Romano e visitiamo il monastero, lasciandoci conquistare dall’atmosfera vivace delle piazze e dall’inconfondibile colore dorato della pietra di Villamayor, che al tramonto regala agli edifici riflessi straordinari.
Come sempre, uno dei momenti più piacevoli è quello trascorso senza una meta precisa, semplicemente passeggiando tra i vicoli del centro storico, osservando scorci, cortili e dettagli che spesso sfuggono agli itinerari più classici.
Dopo il pranzo in città rientriamo al campeggio nel tardo pomeriggio. Il caldo è intenso, con temperature ben oltre i 30 °C, e un tuffo in piscina diventa il modo migliore per concludere una giornata ricca di storia, arte e bellezza.


Giorno 4
Lasciamo Salamanca di buon’ora con destinazione Coimbra, prima vera tappa del nostro viaggio in Portogallo. Il trasferimento scorre senza particolari difficoltà e, poco prima dell’ora di pranzo, raggiungiamo il Coimbra Camping, dove ci sistemiamo per le due notti successive.
Ad accoglierci troviamo un cielo grigio e una leggera pioggia, una pausa insolita dopo il caldo dei giorni precedenti. Il tempo, tuttavia, non modifica i nostri programmi. Dopo il pranzo raggiungiamo il centro città e parcheggiamo a pochi passi dall’imponente complesso dell’Università.
La visita inizia proprio da qui. Passeggiamo tra i cortili dell’antico ateneo e visitiamo la splendida Biblioteca Joanina, autentico gioiello del barocco portoghese, la cui ricchezza architettonica e l’atmosfera senza tempo rendono la visita assolutamente imperdibile. Proseguiamo poi verso la Cattedrale Vecchia, prima di perderci tra i vicoli della città alta, seguendo il continuo susseguirsi di salite, scalinate e discese che caratterizzano il centro storico.
Tra gli angoli più caratteristici c’è la celebre Rua Quebra Costas, una delle strade più pittoresche di Coimbra, che collega la parte alta della città con il quartiere della Baixa e restituisce tutta l’anima autentica di questo antico centro universitario.
Per la cena decidiamo di affidarci, ancora una volta, ai consigli della Lonely Planet, che ci conduce all’Adega Paço dos Condes, un piccolo ristorante a gestione familiare frequentato soprattutto da studenti e abitanti del posto. A un primo sguardo il locale appare decisamente spartano e, probabilmente, senza il suggerimento della guida avremmo proseguito oltre. La scelta, però, si rivela azzeccata: gustiamo un’ottima cena a base di carne cotta alla brace in un ambiente semplice ma genuino. Anche il conto sorprende positivamente, l’ennesima conferma dell’ottimo rapporto qualità-prezzo che il Portogallo sa offrire.


Giorno 5
Lasciamo Coimbra dopo la colazione e riprendiamo il nostro viaggio verso sud. La tappa di oggi è breve e ci permette di raggiungere in tarda mattinata il Camping Orbitur Valado di Nazaré, che abbiamo scelto come base per esplorare questa parte della costa portoghese.
Prima tappa della giornata Alcobaça, dove ci attende uno dei monumenti più importanti del Paese: il maestoso Monastero di Santa Maria. Dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, è considerato uno dei più grandi e meglio conservati monasteri cistercensi d’Europa.
Fin dal primo sguardo la sua imponenza lascia senza fiato. La grandiosità degli ambienti, unita alla rigorosa semplicità dell’architettura gotica cistercense, crea un’atmosfera di straordinaria armonia. Gli spazi immensi, quasi completamente privi di decorazioni, amplificano la sensazione di solennità e rendono la visita un’esperienza intensa, capace di trasmettere tutta la forza spirituale del luogo. È senza dubbio una delle tappe che più ci colpiscono in questo inizio di viaggio.
Nel tardo pomeriggio rientriamo a Nazaré con l’idea di trascorrere qualche ora di relax sulla grande spiaggia cittadina. Il forte vento che soffia dall’Atlantico ci convince però a cambiare programma. Decidiamo così di salire con la storica funicolare fino al quartiere del Sítio, arroccato sulla falesia che domina la città.
Da qui il panorama è semplicemente magnifico. Lo sguardo abbraccia l’intera baia di Nazaré, la lunghissima spiaggia dorata e l’oceano che si perde all’orizzonte, offrendo un punto panoramici davvero suggestivo.
Ridiscesi in città, concludiamo la giornata nel modo più naturale possibile: seduti al tavolo di un ristorante affacciato sul mare per gustare una cena a base di pesce fresco. Una scelta quasi obbligata in una delle località marinare più celebri del Portogallo, perfetta per chiudere una giornata ricca di arte, panorami e sapori autentici.


Giorno 6
La giornata inizia con una nuova escursione nell’entroterra portoghese. Raggiungiamo Tomar, una piacevole cittadina attraversata dal fiume Nabão, il cui centro storico conserva ancora oggi un’atmosfera tranquilla e autentica.
Il motivo principale della visita è però il magnifico Convento de Cristo, uno dei luoghi simbolo della storia del Portogallo. Nato nel XII secolo come fortezza dei Cavalieri Templari, il complesso rappresenta una straordinaria testimonianza del ruolo che l’Ordine ebbe nella Reconquista e nello sviluppo del Paese. Passeggiare tra chiostri, cortili e sale significa attraversare secoli di storia, ammirando un insieme architettonico che fonde armoniosamente elementi romanici, gotici, manuelini e rinascimentali. Una visita che si rivela ancora più affascinante di quanto immaginassimo.
Per il pranzo scegliamo la Taverna Antiqua, affacciata sulla piazza principale della città. L’atmosfera rilassata e la cucina tipica portoghese rendono questa sosta particolarmente piacevole, il momento ideale per concedersi una pausa prima di riprendere il viaggio.
Nel pomeriggio facciamo ritorno verso la costa con un’ultima tappa a Batalha, dove sorge un altro dei grandi capolavori architettonici del Portogallo. Anche il Monastero di Santa Maria da Vitória, dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO, lascia immediatamente il segno. Come lo descrive perfettamente la guida, è uno straordinario esempio di architettura gotica, un insieme elegante di archi, pinnacoli, balaustre e raffinati merletti di pietra che sembrano sfidare la gravità.
Se il monastero di Alcobaça ci aveva colpito per la sua austera semplicità, quello di Batalha conquista per la ricchezza dei dettagli e per la straordinaria leggerezza delle sue forme. Due monumenti molto diversi tra loro, ma accomunati dalla capacità di lasciare un ricordo indelebile. Se si percorre questo tratto del Portogallo, entrambi meritano senza alcun dubbio una visita.


Giorno 7
La mattinata è dedicata alla visita di Óbidos, considerato uno dei borghi medievali più affascinanti e meglio conservati del Portogallo. Fin dal primo sguardo si ha la sensazione di trovarsi davanti a una cartolina d’altri tempi: un piccolo gioiello fortificato che ha saputo preservare intatta la propria identità nei secoli.
Racchiuso da un’imponente cinta muraria, il borgo è un intreccio di strette viuzze acciottolate, piazzette silenziose e case imbiancate a calce, impreziosite da dettagli dipinti di blu e ocra e da balconi colmi di fiori. Ogni angolo invita a rallentare il passo e a lasciarsi trasportare dall’atmosfera senza tempo che caratterizza questo luogo.
La storia di Óbidos è strettamente legata alla monarchia portoghese. Fu infatti il re Dinis I a donare la città alla futura sposa, Isabella d’Aragona, come dono di nozze, dando origine alla tradizione della Vila das Rainhas, la “Città delle Regine”, che per secoli appartenne alle consorti dei sovrani portoghesi.
Varcare la porta d’ingresso significa fare un autentico salto indietro nel tempo. Passeggiamo senza fretta tra le botteghe artigiane, gli scorci fioriti e le antiche abitazioni, fino a raggiungere il cammino di ronda che corre lungo le mura. Da quassù il panorama è magnifico: i tetti rossi del borgo, le bianche facciate delle case e il verde della campagna circostante si fondono in un insieme armonioso.
Óbidos è uno di quei luoghi che non hanno bisogno di grandi monumenti per conquistare il visitatore. È la sua atmosfera a renderlo speciale, il perfetto equilibrio tra storia, architettura e paesaggio. Una tappa che consigliamo senza esitazione a chiunque voglia scoprire il volto più autentico e romantico del Portogallo.

Lasciata alle spalle Óbidos, torniamo verso la costa atlantica con destinazione Peniche, una penisola nota soprattutto per le sue scogliere e per essere uno dei paradisi europei del surf.
La visita, però, non ci entusiasma particolarmente. Dopo una breve sosta alla Fortezza di Peniche, costruita tra il XVI e il XVII secolo per difendere la costa dagli attacchi provenienti dal mare, proseguiamo lungo la strada panoramica che costeggia la penisola fino a raggiungere Cabo Carvoeiro e il suo caratteristico faro.
Pur senza regalarci grandi emozioni dal punto di vista storico o urbanistico, questa parte di costa merita comunque una visita per il paesaggio. Le alte falesie modellate dal vento e dall’oceano, le rocce scolpite dalla forza delle onde e l’immensità dell’Atlantico offrono scorci suggestivi, perfetti per fermarsi qualche minuto a fotografare uno degli angoli più selvaggi della costa portoghese.

La giornata si conclude nel migliore dei modi. Dopo cena sentiamo il desiderio di assistere almeno una volta al tramonto sull’oceano. Torniamo così al Faro di Nazaré, dove il sole scende lentamente verso l’orizzonte tingendo il cielo di sfumature dorate e arancioni.
Restiamo a lungo ad osservare quel lento spettacolo della natura, ma soprattutto le immense onde che si infrangono sulla spiaggia di Nazaré, uno dei luoghi più iconici al mondo per il surf estremo. È proprio qui, grazie alla presenza del Canyon di Nazaré, che si formano onde gigantesche capaci di superare i trenta metri di altezza, richiamando ogni anno i migliori surfisti del pianeta e ospitando alcune delle più spettacolari competizioni internazionali di big wave surfing.
Accompagnati dal rumore incessante dell’oceano e dal vento che soffia dall’Atlantico, restiamo ad ammirare questo scenario unico, immaginando la forza della natura che, durante l’inverno, trasforma queste acque in una delle sfide più estreme per gli appassionati di surf. Un momento semplice ma intenso, capace di chiudere la giornata con una delle immagini che più resteranno impresse nella memoria di questo viaggio.

Giorno 8
Lasciamo Nazaré in mattinata e, percorrendo l’autostrada A8, raggiungiamo Lisbona, una delle capitali europee che più desideravamo visitare. Dopo il viaggio ci sistemiamo presso il Lisboa Camping, scelto come base per i prossimi giorni.
Nel pomeriggio ci concediamo un primo assaggio della città. Raggiungiamo il quartiere di Belém con l’intenzione di visitare due dei suoi monumenti simbolo: la Torre di Belém e il magnifico Monastero dos Jerónimos. La fortuna, però, non è dalla nostra parte. Essendo lunedì, troviamo entrambi i siti chiusi e siamo costretti a rimandare la visita.
Non ci lasciamo scoraggiare e decidiamo di cambiare programma. Ci spostiamo così verso la splendida Praça do Comércio, una delle piazze più scenografiche della capitale, affacciata direttamente sulle rive del fiume Tago. Passeggiamo senza una meta precisa tra le vie circostanti, iniziando a prendere confidenza con l’atmosfera della città, osservando il continuo passaggio dei caratteristici tram gialli e pianificando con calma l’itinerario della giornata successiva.

Giorno 9
Dopo il primo contatto con Lisbona della giornata precedente, è finalmente arrivato il momento di dedicare un’intera giornata alla scoperta della capitale portoghese. Torniamo nel quartiere di Belém, questa volta con l’obiettivo di visitare i suoi monumenti più rappresentativi.
La prima tappa è la celebre Torre di Belém. Arrivando di buon mattino riusciamo a trovare una coda ancora tutto sommato contenuta, anche se il sole inizia già a farsi sentire. Il consiglio è quello di acquistare direttamente il biglietto cumulativo che comprende anche l’ingresso al Monastero dos Jerónimos: una scelta che permette di risparmiare tempo ed evitare una seconda coda nel corso della giornata.
Costruita all’inizio del XVI secolo per difendere l’ingresso del porto di Lisbona, la Torre di Belém è oggi uno dei simboli più riconoscibili del Portogallo e uno dei monumenti più fotografati della città. Il suo elegante stile manuelino, le torrette decorate e la posizione affacciata sul Tago le conferiscono un fascino davvero unico.
La visita si sviluppa tra i diversi ambienti interni della fortezza, le piccole torri di guardia e le terrazze panoramiche, dalle quali si gode una splendida vista a 360 gradi sul fiume, sul quartiere di Belém e sul Ponte 25 de Abril. Uno di quei luoghi che riesce a coniugare perfettamente storia, architettura e paesaggio.
Avremmo voluto raggiungere anche il vicino Monumento alle Scoperte, dedicato ai grandi navigatori portoghesi e tra le immagini più iconiche della città. Purtroppo lo troviamo completamente nascosto dai ponteggi a causa di un intervento di restauro, e dobbiamo quindi rinunciare, almeno per questa volta, a una delle fotografie simbolo di Lisbona.

Lasciata la Torre di Belém, raggiungiamo a piedi il vicino Monastero dos Jerónimos. Davanti alla biglietteria troviamo una fila davvero impressionante che si snoda per decine di metri sotto il sole. Fortunatamente avevamo seguito il consiglio di acquistare in precedenza il biglietto cumulativo: in pochi minuti siamo all’interno, evitando probabilmente oltre un’ora di attesa.
Il monastero fu fatto costruire da re Manuele I per celebrare il ritorno del navigatore portoghese Vasco da Gama dopo la scoperta della rotta marittima verso l’India. Dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO, è unanimemente considerato il massimo capolavoro dell’architettura manuelina, lo stile artistico che più di ogni altro rappresenta l’età delle grandi esplorazioni portoghesi.
L’edificio colpisce fin dal primo sguardo per la sua imponenza e per il candore della pietra calcarea che, illuminata dal sole, sembra quasi brillare. Ogni superficie è ricoperta da un’incredibile quantità di decorazioni: colonne scolpite come corde navali, motivi floreali, elementi marini e simboli legati all’epopea delle scoperte. Il magnifico chiostro, perfettamente conservato e miracolosamente sopravvissuto al terremoto del 1755, rappresenta uno degli esempi più straordinari dell’arte portoghese. È uno di quei luoghi che riescono davvero a lasciare senza parole e che, da solo, giustifica il viaggio a Lisbona.
Terminata la visita, riprendiamo l’auto e torniamo verso il centro città. Grazie alla presenza di un comodo autosilo nei pressi di Praça do Comércio, possiamo lasciare il veicolo e dedicarci con tranquillità alla scoperta del cuore della capitale.
Per il pranzo facciamo una piacevole scoperta che ci sentiamo di consigliare. A pochi passi dalla piazza, in Rua da Alfândega 114, troviamo il Café do Rio, un locale dall’atmosfera informale dove vengono serviti ottimi hamburger reinterpretati con ingredienti originali e abbinamenti davvero sfiziosi. Una pausa perfetta prima di riprendere la visita della città.
Nel pomeriggio decidiamo di osservare Lisbona da una prospettiva diversa salendo sull’Elevador de Santa Justa, l’elegante ascensore in ferro battuto progettato alla fine dell’Ottocento che collega il quartiere della Baixa con il Carmo. Dalla terrazza panoramica la vista si apre sui tetti della città, sul Castello di São Jorge, sul fiume Tago e sui caratteristici quartieri che si arrampicano sulle colline: uno dei panorami più belli dell’intera capitale.
Ridiscesi in strada, continuiamo la passeggiata fino alla Praça de D. Pedro IV, meglio conosciuta come Rossio, da secoli il vero cuore pulsante di Lisbona. La piazza, con la sua caratteristica pavimentazione a onde bianche e nere, le eleganti fontane e gli edifici ottocenteschi che la circondano, trasmette tutta la vivacità della città. Poco distante raggiungiamo anche la vicina Praça da Figueira, ampia e luminosa, altro importante punto d’incontro della capitale.

Dopo una sosta in uno dei tanti locali di Rua Augusta, la principale via pedonale del centro storico, torniamo ancora una volta in Praça do Comércio per goderci la piazza nelle luci del tardo pomeriggio e scattare qualche ultima fotografia.
Rientriamo infine al campeggio per la cena, stanchi ma pienamente soddisfatti. È stata una giornata intensa, ricca di storia, monumenti e scorci indimenticabili, che ci ha permesso di scoprire alcuni dei luoghi più iconici e affascinanti di Lisbona.
Giorno 10
Dopo l’intensa giornata precedente ci rendiamo conto che due giorni non sono sufficienti per conoscere davvero Lisbona. La città offre così tanti quartieri, monumenti e scorci panoramici che il tempo sembra non bastare mai. Decidiamo quindi di tornare ancora una volta nel centro storico, questa volta con l’obiettivo di esplorare la parte più antica della capitale.
Percorrendo le ripide stradine che si arrampicano sulla collina raggiungiamo il Castello di São Jorge, uno dei simboli di Lisbona. Molti lo considerano il luogo più affascinante della città. Personalmente lo abbiamo trovato una bella fortificazione, imponente e ricca di storia, ma ormai piuttosto spoglia nei suoi ambienti interni. Il vero motivo della visita è senza dubbio rappresentato dal cammino di ronda, da cui si apre uno dei panorami più spettacolari della capitale. Da lassù lo sguardo abbraccia il dedalo di tetti rossi, il corso del Tago, il Ponte 25 de Abril e il pittoresco quartiere dell’Alfama, regalando una prospettiva davvero impagabile. Insomma, è una di quelle visite che fanno parte dell’esperienza lisboeta, anche se le emozioni arrivano più dal panorama che dal castello stesso.
Lasciata la fortezza, scendiamo lungo la collina fino alla Cattedrale del Sé, la chiesa più antica di Lisbona. Costruita nel XII secolo sulle fondamenta di un’antica moschea, rappresenta uno dei pochi edifici medievali sopravvissuti ai grandi terremoti che hanno colpito la città. La sua facciata austera contrasta con il dedalo di vicoli che la circondano e segna l’ingresso nell’anima più autentica della capitale.

Da qui ci perdiamo tra le strette stradine dell’Alfama, il quartiere più antico e caratteristico di Lisbona. È un luogo da vivere senza fretta, lasciandosi guidare dai profumi, dai panni stesi alle finestre, dalle piccole piazze e dal suono dei celebri tram gialli che risalgono lentamente le ripide salite. Per chi lo desidera, proprio da questa zona è possibile salire a bordo dello storico Tram 28, il mezzo più iconico della città, che attraversa alcuni dei quartieri più suggestivi della capitale.
Dopo una pausa pranzo ci spostiamo nel quartiere del Chiado, da sempre considerato il cuore culturale e intellettuale di Lisbona. Tra eleganti palazzi, librerie storiche, caffè e negozi, il quartiere invita semplicemente a passeggiare senza una meta precisa. Ci concediamo qualche momento di relax al Miradouro de São Pedro de Alcântara, uno dei belvedere più belli della città, dal quale si gode una splendida vista sul Castello di São Jorge e sui tetti del centro storico.
L’ultima tappa della giornata è rappresentata dalle suggestive rovine del Convento do Carmo. Le grandi arcate gotiche rimaste prive di copertura raccontano ancora oggi, meglio di qualsiasi libro di storia, la devastazione provocata dal terremoto del 1755, che cambiò per sempre il volto di Lisbona. È un luogo carico di fascino e di memoria, dove passato e presente sembrano convivere in perfetto equilibrio.

Da qui scendiamo attraverso la lunga scalinata che conduce nuovamente verso Praça do Rossio, chiudendo idealmente il nostro percorso nel cuore della città.
Ci sarebbe ancora moltissimo da vedere: altri quartieri, musei, belvedere e scorci che meriterebbero almeno qualche giorno in più. Ma il tempo a disposizione è terminato e domani sarà già il momento di riprendere il viaggio. Lasciamo Lisbona con la consapevolezza di aver conosciuto una città elegante, vivace e ricca di storia, ma anche con la certezza che un giorno torneremo per scoprirla con ancora più calma.
Giorno 11
Prima di lasciare definitivamente Lisbona e riprendere il viaggio verso sud, abbiamo ancora due tappe irrinunciabili in programma: Sintra e Cabo da Roca.
La mattinata è dedicata a Sintra, probabilmente una delle località più celebri e visitate del Portogallo. Adagiata tra colline ricoperte di una vegetazione rigogliosa e caratterizzata da un clima sorprendentemente fresco rispetto al resto della regione, Sintra sembra appartenere a un mondo a sé. Non è difficile capire perché, nel corso dei secoli, re, nobili e aristocratici abbiano scelto questa valle per costruire residenze estive, palazzi e castelli immersi nel verde.
L’intera valle, dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO, è un susseguirsi di dimore principesche, giardini romantici e architetture eccentriche che contribuiscono a creare un’atmosfera quasi fiabesca.
La visita al celebre Palácio da Pena, però, si rivela più complicata del previsto. L’elevatissimo numero di visitatori e la cronica mancanza di parcheggi ci costringono addirittura a due tentativi prima di riuscire a raggiungere l’ingresso. È probabilmente il luogo simbolo di Sintra e, come spesso si dice, “non si può non visitarlo” se si arriva fin qui.
Una volta all’interno, però, le sensazioni sono contrastanti. Il palazzo è certamente scenografico: colori vivaci, torri, terrazze e decorazioni si fondono in un insieme originale e fuori dagli schemi. Tuttavia, forse anche a causa delle aspettative molto elevate, la visita non riesce a emozionarci quanto speravamo. Il costo del biglietto, 49 euro per quattro persone, ci sembra piuttosto elevato rispetto all’esperienza complessiva.
Personalmente l’ho definito una sorta di “Legoland medievale”: curioso, spettacolare e sicuramente unico nel suo genere, ma meno coinvolgente di quanto mi aspettassi. Un’impressione del tutto personale, naturalmente, che si discosta da quella di molti visitatori entusiasti.
Lasciata Sintra, il paesaggio cambia completamente. Pochi chilometri ci separano da Cabo da Roca, il punto più occidentale dell’Europa continentale.
Ed è qui che il viaggio torna a regalarci una di quelle emozioni autentiche che difficilmente si dimenticano. Il promontorio si affaccia sull’Atlantico con una falesia alta circa 140 metri, dove la terra sembra interrompersi all’improvviso lasciando spazio soltanto all’oceano infinito. Il vento soffia con forza, le onde si infrangono contro le pareti rocciose e il faro domina un paesaggio essenziale, quasi primordiale.
Davanti a questo panorama tornano alla mente le celebri parole di Luís de Camões: “Qui… dove la terra finisce e il mare comincia.” È una definizione che descrive perfettamente la sensazione che si prova osservando l’orizzonte da questo luogo.
Se Sintra ci aveva lasciato qualche perplessità, Cabo da Roca riesce invece a conquistarci completamente. Non ci sono grandi monumenti o palazzi da visitare, soltanto la forza della natura, il vento, l’oceano e una scogliera imponente. E forse è proprio questa semplicità a renderlo uno dei luoghi che ricorderemo più a lungo dell’intero viaggio.




Giorno 12
Trasferimento: Lisbona – Lagos
Lasciamo Lisbona in mattinata attraversando il maestoso Ponte 25 de Abril, che con la sua inconfondibile struttura rossa accompagna l’uscita dalla capitale regalando un ultimo sguardo sul Tago e sul profilo della città. Da qui il viaggio prosegue verso sud, in direzione dell’Algarve, la regione più meridionale del Portogallo, famosa per le sue spiagge, le scogliere dorate e le acque dell’Atlantico.
Dopo alcune ore di viaggio raggiungiamo Lagos, la località che abbiamo scelto come punto d’appoggio per esplorare questa parte della costa. Antico porto legato all’epoca delle grandi esplorazioni, oggi Lagos è una cittadina vivace e cosmopolita, molto apprezzata dai visitatori internazionali, con una nutrita comunità inglese e irlandese che contribuisce a renderne l’atmosfera ancora più dinamica.
Per il soggiorno ci sistemiamo presso il Camping Orbitur Valverde, una struttura immersa nel verde e situata in una posizione comoda per raggiungere sia il centro cittadino sia le principali spiagge della zona.
Nel pomeriggio ci concediamo una prima passeggiata nel centro storico. Ci perdiamo senza fretta tra le strette viuzze lastricate, le piazzette animate, i locali all’aperto e le antiche mura che ancora raccontano il passato marinaro della città. L’atmosfera è rilassata e piacevole, molto diversa da quella della frenetica Lisbona appena lasciata.
Questa prima visita ha soprattutto lo scopo di prendere confidenza con Lagos e con i suoi ritmi, lasciando alle giornate successive il compito di scoprire le straordinarie falesie, le grotte marine e le spiagge che hanno reso l’Algarve una delle destinazioni più amate del Portogallo. La sensazione è quella di essere arrivati in un luogo dove il mare sarà il vero protagonista dei prossimi giorni.


Giorno 13
La giornata inizia con un’escursione verso l’estremo sud-occidentale del Portogallo. La prima tappa è Sagres, località profondamente legata all’epopea delle grandi esplorazioni portoghesi.
Visitiamo la Fortezza di Sagres, costruita su un promontorio roccioso che si protende nell’Atlantico. Della grande struttura difensiva, a eccezione dell’imponente muro d’ingresso affiancato da due possenti bastioni, è rimasto in realtà ben poco. La visita non colpisce tanto per gli edifici quanto per la posizione straordinaria in cui sorge. Il vero spettacolo è infatti rappresentato dalle ripide falesie che precipitano nell’oceano e dall’ampio panorama che si apre lungo tutta la costa, un luogo dove si percepisce chiaramente il legame tra il Portogallo e il mare.
Pochi chilometri più a ovest raggiungiamo Cabo de São Vicente, considerato per secoli la fine del mondo conosciuto. Questo promontorio, battuto costantemente dal vento e dalle onde dell’Atlantico, conquista per la sua essenzialità. Qui non servono grandi monumenti: bastano il mare, il cielo e le spettacolari falesie alte circa ottanta metri per creare uno scenario di rara bellezza.
Il grande faro che domina il capo rappresenta ancora oggi un importante punto di riferimento per la navigazione e contribuisce a rendere ancora più suggestivo questo lembo di terra sospeso tra continente e oceano. È uno di quei luoghi in cui vale la pena fermarsi qualche minuto in silenzio, semplicemente ad ascoltare il vento e osservare l’incessante movimento del mare.
Nel pomeriggio cambiamo completamente scenario e ci dedichiamo finalmente alla scoperta delle celebri spiagge dell’Algarve. Con Google Maps come guida raggiungiamo prima Praia Dona Ana e successivamente Praia do Camilo, probabilmente due delle spiagge più fotografate dell’intera regione.
Lo spettacolo è davvero all’altezza della loro fama. Le alte falesie di arenaria dorata, scolpite dall’erosione in archi naturali, pinnacoli e grotte, si tuffano nelle acque cristalline dell’Atlantico creando uno dei paesaggi costieri più iconici del Portogallo.
L’orario della visita, però, non è quello ideale. Il sole ormai basso tende a lasciare in ombra buona parte delle pareti rocciose, impedendo di apprezzare fino in fondo i colori intensi che hanno reso celebri queste spiagge. È uno di quei casi in cui la luce fa davvero la differenza e ci ripromettiamo di tornare in futuro nelle ore centrali della giornata per vedere questo angolo di Algarve in tutta la sua straordinaria bellezza.




Giorno 14
Anche oggi il protagonista assoluto è il mare. Lasciamo il campeggio di buon mattino e raggiungiamo Praia da Rocha, una delle spiagge più famose dell’Algarve. Fin dal primo sguardo si comprende il motivo della sua popolarità: una lunghissima distesa di sabbia dorata, imponenti falesie color ocra e un oceano dal colore intenso che invita irresistibilmente a entrare in acqua.
Non resistiamo alla tentazione e ci concediamo un bagno tra le onde dell’Atlantico. L’acqua è decisamente più fresca rispetto a quella del Mediterraneo, ma il fascino di nuotare in uno degli scenari più iconici del Portogallo ripaga ampiamente della temperatura.
In questa parte di costa le spiagge si susseguono una dopo l’altra e la scelta è davvero ampia. Proseguendo lungo il litorale ci fermiamo ad ammirare anche Praia dos Três Castelos e Praia do Vau, entrambe caratterizzate dalle spettacolari falesie scolpite dal mare che rappresentano il tratto distintivo dell’Algarve. Ogni spiaggia ha una propria personalità, ma tutte condividono la stessa straordinaria armonia tra roccia, sabbia e oceano.
Nel pomeriggio arriva il momento di salutare la costa meridionale del Portogallo. Lasciamo alle spalle il mare e ci dirigiamo verso l’entroterra, attraversando paesaggi che cambiano progressivamente volto: le scogliere e le spiagge lasciano spazio alle dolci colline dell’Alentejo, punteggiate da ulivi, querce da sughero e campi coltivati.
La nostra destinazione è Évora, ultima tappa portoghese del viaggio prima di iniziare il rientro verso la Spagna. Raggiungiamo la città in serata e ci sistemiamo presso il Camping Orbitur Évora, pronti a dedicare l’ultima giornata alla scoperta di uno dei centri storici più affascinanti e meglio conservati del Paese.
Si chiude così il capitolo dedicato all’Algarve, una regione che ci ha conquistato con le sue falesie spettacolari, le spiagge infinite e la forza dell’oceano. Un luogo dove la natura riesce ancora a essere la vera protagonista.




Giorno 15
L’ultima giornata in Portogallo è dedicata alla scoperta di Évora, una delle città storiche più affascinanti del Paese e, a nostro parere, una tappa assolutamente irrinunciabile per chi desidera conoscere il volto più autentico del Portogallo.
Dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO, Évora conquista fin dal primo sguardo con il suo centro storico perfettamente conservato, racchiuso all’interno di una cinta muraria che custodisce oltre duemila anni di storia.
Passeggiare tra le sue strade è un’esperienza piacevole e rilassante. Un fitto intreccio di vicoli lastricati si snoda tra eleganti case bianche, piccoli patii fioriti, piazzette silenziose e scorci che ricordano, per atmosfera e architettura, le antiche medine arabe. È una città da vivere senza fretta, lasciandosi guidare dalla curiosità e dal piacere della scoperta.
Tra i monumenti più importanti visitiamo la maestosa Cattedrale di Évora, uno dei più significativi edifici romanici del Portogallo. Il suo suggestivo chiostro trasmette un senso di pace e raccoglimento, mentre la salita alle terrazze panoramiche regala una splendida vista sui tetti bianchi della città e sull’immensa pianura dell’Alentejo che si estende tutto intorno.
Poco distante si trova uno dei simboli di Évora: il Tempio Romano, tradizionalmente conosciuto come Tempio di Diana. Le eleganti colonne di granito, miracolosamente sopravvissute ai secoli, rappresentano una delle testimonianze romane meglio conservate della Penisola Iberica e raccontano l’importanza che la città rivestiva già in epoca imperiale.
Ogni angolo di Évora racconta una storia diversa. Romani, Visigoti, Mori e Portoghesi hanno lasciato qui le proprie tracce, creando un patrimonio artistico e culturale straordinariamente ricco. È una città elegante, raccolta e autentica, che riesce a conquistare senza bisogno di effetti spettacolari.
Con la visita di Évora si conclude il nostro viaggio in Portogallo. Nei giorni trascorsi abbiamo attraversato città ricche di storia, antichi monasteri, castelli, villaggi medievali, scogliere mozzafiato e spiagge spettacolari, scoprendo un Paese capace di sorprendere per la varietà dei suoi paesaggi e per l’accoglienza della sua gente. Lasciamo il Portogallo con la sensazione di averne conosciuto solo una parte, ma con la certezza che sarà una meta in cui varrà la pena tornare.





Giorni 16–19
Il viaggio volge ormai al termine. Davanti a noi ci attendono quattro lunghe giornate di trasferimento che, attraversando nuovamente Spagna e Francia, ci riporteranno a casa.
Il Portogallo ci ha sorpreso sotto molti aspetti. Ci aspettavamo una destinazione piacevole, ma abbiamo trovato molto di più: città ricche di storia, monasteri straordinari, borghi medievali perfettamente conservati, una costa atlantica spettacolare, falesie imponenti, spiagge tra le più belle d’Europa e un popolo accogliente che ha contribuito a rendere ancora più piacevole ogni giornata di viaggio.
Come sempre, il tempo a disposizione ci ha imposto delle scelte e molte località sono rimaste fuori dall’itinerario. È forse questo il bello del viaggiare: sapere che esiste sempre un buon motivo per tornare.
Se dovessimo riassumere questo viaggio con poche parole, parleremmo di oceano, luce, storia e autenticità. Quattro elementi che ci accompagneranno a lungo nei ricordi e che fanno del Portogallo una destinazione che ci sentiamo di consigliare senza alcuna esitazione a chi ama viaggiare lentamente, lasciandosi guidare più dalla curiosità che dalla fretta di raggiungere la tappa successiva.
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