Viaggi · 30/08/2014

Normandia e Bretagna: dallo sbarco ai pirati

Mercoledi 6 Agosto
Partiamo alle 20.00, con un paio d’ore di ritardo che, in fondo, non pesano affatto: siamo in vacanza, e il tempo inizia già a scorrere in modo diverso. Per raggiungere il nord della Francia scegliamo di attraversare il confine passando dal traforo del Monte Bianco, convinti di approfittare della tariffa di andata e ritorno a 72,00 euro. L’entusiasmo però si scontra presto con la realtà: al casello scopriamo che la promozione vale solo una settimana e che per noi resta disponibile soltanto l’andata, alla non proprio economica cifra di 57 euro. Poco importa, ormai il viaggio è iniziato.

La notte scorre tra chilometri macinati in silenzio, qualche sosta per ricaricare le energie e un paio di fermate per il rifornimento. Fuori dal finestrino il buio accompagna i pensieri, mentre dentro cresce l’attesa. Quando alle 13.00 del 7 agosto arriviamo finalmente a Étretat, la stanchezza lascia spazio all’emozione: è lei la prima meta di questa vacanza, e il viaggio può dirsi davvero cominciato.

Giovedi 7 Agosto
Il programma iniziale prevedeva un po’ di meritato riposo e la visita della città, insieme alle famose falesie, nella giornata successiva. Ma il meteo, come spesso accade in viaggio, decide per noi e ci costringe a rivedere i piani.

Al volo riusciamo a conquistare l’ultima piazzola con elettricità nel campeggio municipale di Étretat: una piccola vittoria che ci rimette subito di buon umore. Dopo un pranzo veloce, senza perdere altro tempo, ci dirigiamo verso la spiaggia e imbocchiamo il sentiero che sale, quello che permette di ammirare le falesie dall’alto e apprezzarne tutta la loro imponenza.

Avremmo voluto concederci più calma, fermarci di più, assaporare ogni scorcio. Ma il cielo minaccia pioggia e l’idea di dover ammirare tutto sotto un acquazzone ci spinge ad accelerare i tempi. La visita si riduce così a mezza giornata, intensa e un po’ rubata al tempo, ma sufficiente per lasciarci addosso la sensazione di trovarci davanti a qualcosa di davvero speciale.

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Le falesie di Etrat
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Sentiero lungo la scogliera

Venerdì 8 agosto
Come previsto dal meteo, ci svegliamo sotto una pioggia sottile e insistente. Senza indugiare troppo agganciamo la roulotte e salutiamo Étretat, lasciandoci alle spalle le falesie per puntare verso un luogo carico di storia: le spiagge dello sbarco in Normandia. Il nostro punto d’appoggio sarà la cittadina di Bayeux.

Al nostro arrivo il tempo resta incerto, così decidiamo di adattarci ancora una volta alle condizioni del cielo. Optiamo per un giro in città e per la visita di uno dei tanti musei dedicati allo sbarco. La scelta cade sul Memorial Overlord di Omaha Beach, un luogo intenso, capace di riportare alla mente immagini e storie che vanno ben oltre i libri.

Secondo le previsioni, che ormai scandiscono e influenzano costantemente il nostro programma, il giorno successivo dovrebbe regalarci finalmente una tregua: una giornata tutto sommato buona, ideale per visitare i luoghi e le spiagge più importanti dello sbarco. Incrociamo le dita e lasciamo che l’attesa faccia il suo corso.

Sabato 9 agosto
Nonostante una pioggia improvvisa e violenta al mattino, il cielo decide di concederci una tregua. Le nuvole si aprono e lasciano spazio a un sole che ci accompagnerà per quasi tutta la giornata, come se anche il tempo avesse scelto di darci il permesso di vivere fino in fondo questi luoghi.

La prima tappa è Pointe du Hoc, un promontorio ancora oggi disseminato di crateri, cicatrici evidenti dei bombardamenti. Qui, tra i primi, sbarcarono le truppe alleate scalando oltre trenta metri di scogliera sotto il fuoco nemico. Camminando tra questi solchi nella terra è difficile — se non impossibile — immaginare davvero cosa sia stato questo luogo il 6 giugno 1944. Il silenzio di oggi stride con la violenza che qui si è consumata.

Lasciata Pointe du Hoc raggiungiamo il cimitero militare americano. Le innumerevoli croci bianche, perfettamente allineate su un prato verde impeccabile, colpiscono più di qualsiasi parola. È incredibile pensare che lì sotto riposino quasi diecimila uomini che hanno sacrificato la propria vita per la nostra libertà. Un luogo che invita naturalmente al rispetto, al silenzio, alla riflessione.

Dopo una veloce pausa pranzo on the road arriviamo a Omaha Beach. Grazie alla bassa marea la spiaggia si mostra in tutta la sua enorme ampiezza. Qui, dove oggi la vita scorre nella più totale normalità, un monumento ricorda quei giorni di settant’anni fa in cui si consumò una delle pagine più tragiche, ma anche più decisive, della nostra storia recente. Come molti altri, anche noi percorriamo a lungo la spiaggia, camminando verso il mare che sembra lontanissimo, centinaia di metri più in là. Fa impressione pensare che solo poche ore prima la battigia fosse a pochi passi.

Lasciata Omaha Beach ci dirigiamo verso Arromanches, dove è ancora visibile una parte del Mulberry, il porto artificiale costruito per rifornire le truppe dello sbarco. Una gigantesca opera ingegneristica: una rada lunga circa otto chilometri, realizzata proprio di fronte al porticciolo di questa tranquilla località balneare.

L’ultima tappa di questo intenso tour dedicato ai luoghi dello sbarco sono le Batterie di Longues-sur-Mer: quattro cannoni tedeschi da 150 mm, ancora operativi la mattina del 6 giugno 1944 e tra gli ultimi a essere ridotti al silenzio. Anche qui, più che le strutture, è il pensiero di ciò che è accaduto a rendere il luogo carico di significato.

Torniamo al camper stanchi, in silenzio, con la sensazione di aver attraversato non solo dei luoghi, ma un pezzo fondamentale della nostra memoria collettiva.

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Cimitero militare americano
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Pointe du Hoc
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Omaha Beach
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Omaha Beach
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Arromanches – Mulberry, il porto artificiale
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Batterie de Longues su Mer

Domenica 10 agosto
Ancora una volta in compagnia della pioggia lasciamo Bayeux, direzione Mont-Saint-Michel. Chilometro dopo chilometro, però, il tempo cambia: le nuvole si diradano e, complice un vento deciso, al nostro arrivo il cielo è finalmente libero, terso, quasi a volerci accogliere nel modo migliore.

Ci sistemiamo al campeggio Saint-Michel, nella località di Courtils, e dopo pranzo ci dirigiamo verso il parcheggio. Da qui, con la navetta, raggiungiamo la Porte de l’Avancée, l’ingresso al primo cortile fortificato. Sono passati ormai venticinque anni dalla mia precedente visita e, passerella e parcheggio a parte, ho la sensazione che il monte sia rimasto immutato. La stessa imponenza, la stessa atmosfera sospesa nel tempo.

La scelta di visitarlo nel pomeriggio non è casuale: vogliamo assistere allo spettacolo della marea, uno dei motivi che rendono questo luogo unico al mondo. Girovaghiamo senza fretta tra il Grand Degré e il cammino di ronda dei bastioni, lasciandoci guidare più dalla curiosità che da una vera direzione.

Per cena decidiamo di restare in loco e concederci un grande classico: l’omelette, semplice e quasi rituale, come vuole la tradizione. Con il calare della sera ci spostiamo poi verso il belvedere sulla diga del fiume Couesnon, dove il tramonto regala gli ultimi riflessi dorati al monte che lentamente si prepara a tornare isola. Un momento silenzioso, perfetto, da portare con noi nel resto del viaggio.

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Le Mont Saint Michel – marea
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Le Mont Saint Michel

Lunedi 11 agosto
La giornata di oggi è dedicata a Cancale e Saint-Malo, due nomi che già da soli sanno di mare e Bretagna. Raggiunta Cancale, ci dirigiamo subito verso il porto: qui il richiamo delle famose ostriche è irresistibile. Davanti alle bancarelle affacciate sull’area di allevamento ne acquistiamo qualche dozzina e, come fanno in tanti, ci sediamo sul muretto del porto per gustarle sul momento, con il mare davanti e il tempo che sembra rallentare.

Dopo una passeggiata sul molo e qualche sosta tra negozi di artigianato locale e souvenir, scegliamo un ristorante fronte spiaggia per il pranzo, continuando a respirare l’atmosfera semplice e autentica di questo piccolo centro marinaro.

Lasciata Cancale ci dirigiamo verso Saint-Malo, percorrendo la strada costiera. Ci fermiamo a Pointe du Grouin, un punto panoramico che merita senza dubbio qualche scatto fotografico: il vento, il mare aperto e l’orizzonte infinito raccontano perfettamente l’anima di questa costa.

Arrivati a Saint-Malo facciamo prima tappa sulla vastissima spiaggia, poi ci addentriamo all’interno delle mura della città vecchia. Purtroppo la visita viene bruscamente interrotta da una pioggia torrenziale, tanto violenta quanto inaspettata. In pochi minuti l’acqua trasforma le strade in ruscelli e non ci resta che arrenderci all’evidenza.

A malincuore siamo costretti a rimandare il giro panoramico sulle mura e a fare rientro in campeggio, con la promessa — non detta ma già chiara — di tornare a Saint-Malo in un momento migliore.

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Cancale
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Cancale – Ostriche
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Pointe du Grouin
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Pointe du Grouin
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Saint Malò
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Saint Malò

Martedi 12 agosto
Stranamente, sotto un sole deciso, lasciamo il campeggio di Courtils e ci spingiamo sempre più verso ovest. La nuova meta è Cap Fréhel, uno di quei nomi che evocano subito scogliere, vento e oceano.

Troviamo un campeggio a pochi chilometri dal faro, lungo la strada costiera e proprio di fronte alla splendida Plage de la Fosse. Il Camping du Cap Fréhel non ha grandi pretese, ma la sua posizione è semplicemente perfetta: mare davanti, silenzio intorno e la sensazione di essere esattamente dove dovremmo essere.

Il pomeriggio scorre lento in spiaggia, con il primo vero assaggio di oceano. L’acqua è fredda, rinvigorente, e basta immergere i piedi per sentirsi immediatamente parte di questo paesaggio selvaggio.

Dopo cena arriva lo spettacolo migliore: il sole che cala lentamente sull’orizzonte, tingendo il cielo di colori intensi e mutevoli. Un tramonto da immortalare, di quelli che non hanno bisogno di parole e che restano impressi nella memoria molto più a lungo di qualsiasi fotografia.

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Plage de la Fosse

Mercoledì 13 agosto
È la giornata dedicata all’escursione da Cap Fréhel a Fort La Latte, una di quelle camminate che da sole valgono il viaggio. Se avete voglia di percorrere poco più di un’ora a passo tranquillo — soste fotografiche escluse — immersi tra distese di erica, scogliere a picco e un mare che alterna il blu profondo al verde smeraldo, non lasciatevi sfuggire l’occasione di dedicare almeno mezza giornata a questo tratto di costa.

Il sentiero è semplice, senza particolari difficoltà, praticamente pianeggiante e sempre affacciato sull’oceano. Si cammina con lo sguardo che corre continuamente verso l’orizzonte, accompagnati dal vento e dal rumore delle onde che si infrangono sotto di noi.

Arrivati a Fort La Latte, la sagoma della fortezza che si staglia sul mare ripaga ogni passo. È possibile visitarla e salire fino alla torre, da dove si apre un panorama davvero unico, ampio e selvaggio, che fa sentire piccoli e allo stesso tempo incredibilmente presenti.

Nel pomeriggio, dopo il pranzo in campeggio, riprendiamo la strada costiera per qualche chilometro. La bassa marea scopre enormi distese di sabbia, spiagge vastissime che sembrano non finire mai e che raccontano, ancora una volta, quanto questo territorio sia modellato dal ritmo dell’oceano.

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Cap Frehel
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Sentiero che conduce a Fort La Latte
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Fort La Latte
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Fort La Latte
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Fort La Latte

Giovedì 14 agosto
Nuovo trasferimento, questa volta con destinazione la Costa di Granito Rosa. Nel primo pomeriggio raggiungiamo Perros-Guirec. Il tempo non è dei migliori, ma la fortuna ci assiste: la pioggia smette proprio mentre entriamo al Camping du Domaine de Trestraou.

Dopo pranzo, approfittando di un graduale miglioramento del meteo, decidiamo di spingerci fino a Plougrescant per visitare la celebre Castel Meur, la famosa “casa tra le rocce”. In Bretagna non si può passare senza mettere in conto una fotografia a quello che è ormai diventato uno dei simboli più iconici della regione. Dal vivo colpisce per il suo incastro quasi irreale tra i massi di granito, come se fosse sempre stata lì, parte naturale del paesaggio.

Rientriamo a Perros-Guirec con il sole che finalmente fa capolino. Ci concediamo una passeggiata sul lungomare, accompagnati ancora una volta dalla marea che lentamente risale. La giornata si chiude con una cenetta fronte spiaggia, anche se della spiaggia, ormai, ne è rimasta ben poca: l’oceano ha ripreso il suo spazio, ricordandoci chi comanda davvero da queste parti.

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Castel Meur a Plougrescant
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Plougrescant
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Perros Guirec
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Perros Guirec

Venerdi 15 agosto
Sveglia con la solita calma, quella che ormai accompagna le nostre giornate di viaggio. Il meteo, secondo le previsioni, è finalmente ideale per il programma di oggi: il sentiero dei doganieri GR34 lungo la Costa di Granito Rosa.

Il percorso, privo di difficoltà, è uno di quelli da mettere assolutamente in preventivo. La partenza è proprio all’estremità della spiaggia di Perros-Guirec, facilmente raggiungibile a piedi dal campeggio, che dista appena trecento metri dal mare. Zaino in spalla e pranzo rigorosamente al sacco, ci immergiamo per buona parte della giornata in un paesaggio quasi surreale, fatto di rocce dalle forme più disparate, perfettamente levigate dal vento e dall’oceano.

Camminare qui è un continuo fermarsi: per osservare, fotografare, semplicemente restare in silenzio. Il nostro percorso si conclude al faro, ma per chi ha ancora tempo ed energie è possibile proseguire oltre.

Un consiglio, maturato sul campo: vale davvero la pena affrontare l’escursione al mattino, con l’alta marea. Durante il rientro, con la bassa marea, lo scenario cambia completamente e perde parte del suo fascino. Ancora una volta è l’oceano a dettare le regole e a trasformare il paesaggio davanti ai nostri occhi.

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Perros Guirec – Costa del Granito Rosa.
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Perros Guirec – Costa del Granito Rosa.
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Perros Guirec – Costa del Granito Rosa.
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Perros Guirec – Costa del Granito Rosa.
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Perros Guirec – Costa del Granito Rosa.
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Perros Guirec – Costa del Granito Rosa.
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Perros Guirec – Costa del Granito Rosa.

Sabato 16 agosto
Lasciamo alle spalle la Costa di Granito Rosa per spingerci verso la parte più occidentale della regione. Prima di arrivarci facciamo una sosta a Meneham, il piccolo villaggio di pescatori interamente ricostruito. Un luogo curato, fotogenico, ma che — a voler essere sinceri — non giustifica un allungamento di strada dedicato solo alla visita. Ci limitiamo quindi a qualche scatto fotografico, giusto il tempo di assorbirne l’atmosfera, e poi di nuovo in viaggio.

Riprendiamo la strada in direzione sud-ovest, con l’oceano sempre più protagonista, fino a raggiungere la zona di Pointe Saint-Mathieu, che sarà la nostra base per esplorare i dintorni. Ci sistemiamo al Camping Le Théven, a Le Conquet: un campeggio trovato quasi per caso lungo il percorso. Considerato l’orario e la stanchezza accumulata, non ci formalizziamo troppo e va più che bene così.

La giornata si chiude in modo semplice e perfetto: una cena tranquilla in caravan e un meritato riposo, mentre fuori il vento dell’Atlantico accompagna gli ultimi pensieri prima di addormentarsi.

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Meneham
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Meneham
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Meneham
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Meneham
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Meneham

Domenica 17 agosto
Dal punto di vista meteorologico la giornata non promette nulla di buono. Lasciamo il campeggio sotto un cielo carico di nuvole e facciamo una prima sosta al faro di Saint-Mathieu, una visita doverosa nonostante il vento e l’aria umida. Il luogo mantiene comunque il suo fascino, severo e un po’ malinconico, perfettamente in sintonia con il tempo.

Ripartiamo poi in direzione della penisola di Crozon. Durante il trasferimento ci concediamo una sosta fronte spiaggia per il pranzo, approfittando di una breve tregua. Nel primo pomeriggio raggiungiamo un campeggio poco fuori Camaret: il Camping Trez Rouz. Nulla di pretenzioso, ma per una notte va più che bene, soprattutto considerando la splendida vista mare che ci accoglie.

Il pomeriggio è dedicato alla visita di Pointe de Pen-Hir. La vista sulla punta più estrema della penisola di Crozon è sicuramente meritevole; con condizioni meteo migliori il panorama avrebbe guadagnato ancora di più, ma anche così il colpo d’occhio resta notevole, selvaggio e autentico.

Prima di rientrare in campeggio facciamo una passeggiata nella zona del porto di Camaret, tra bancarelle di ogni genere, locali e negozi di souvenir. Un finale tranquillo per una giornata segnata dal meteo incerto, ma ricca di scorci che sanno ancora sorprendere.

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St. Methieu
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St. Methieu
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St. Methieu
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St. Methieu
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Pointe de Penhir
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Pointe de Penhir
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Camaret
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Camaret

Lunedi 18 agosto
È la giornata della Pointe du Raz, una di quelle mete che da sole valgono l’intero viaggio. Arriviamo in zona verso mezzogiorno e sistemiamo la roulotte in un campeggio a Plogoff, la Ferme de Kerguidy-Izella, trovato lungo la D784 a pochi chilometri dalla punta. È un campeggio molto spartano, essenziale, ma perfettamente calato nell’habitat bretone: niente fronzoli, solo natura e silenzio.

Dopo pranzo ripartiamo subito. La prima tappa è Pointe du Van, con una passeggiata completa attorno alla punta. Il percorso, che richiede circa un’ora comprese le soste, è semplice e senza difficoltà, ma soprattutto incredibilmente appagante. Il tempo dedicato qui non è assolutamente sprecato, anzi: è una tappa che consigliamo senza esitazioni.

Lasciata Pointe du Van facciamo una breve sosta lungo la strada alla Baie des Trépassés, giusto il tempo di respirare ancora un po’ di oceano, prima di raggiungere quello che è forse il simbolo per eccellenza della Bretagna: la Pointe du Raz.

Qui ci fermiamo. Davanti a questo luogo scegliamo di lasciare ogni commento alle immagini, perché qualunque parola risulterebbe inevitabilmente superflua.

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Pointe du Van
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Pointe du Van
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Baie des Trepasses
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Baie des Trepasses
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Pointe du Raz
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Pointe du Raz

Martedì 19 agosto
Lasciamo la Pointe du Raz e iniziamo lentamente l’avvicinamento al lungo tragitto di ritorno. È uno di quei momenti in cui il viaggio comincia a cambiare sapore, anche se la strada ha ancora molto da raccontare.

La giornata prevede una sosta alla spiaggia di La Torche, uno dei luoghi simbolo per il surf in Bretagna. Niente da aspettarsi una sorta di point break “alla francese”: qui ci sono onde e surfisti, sì, ma l’oceano è un altro, più ruvido, più selvaggio, e detta regole tutte sue.

Ripartiamo e raggiungiamo il faro di Penmarc’h. Ci fermiamo fronte spiaggia per il pranzo, approfittando ancora una volta della vista sull’Atlantico, prima di rimetterci in viaggio verso Concarneau. Qui troviamo sistemazione al Camping Les Prés Verts.

La visita alla città si rivela una piacevole sorpresa. La parte fortificata colpisce fin da subito e passeggiare tra le viuzze della Ville Close è come fare un salto indietro nel tempo. Un consiglio sincero: se vi capita di passare da queste parti, ritagliatevi il tempo per perdervi tra queste mura, ne vale davvero la pena.

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La Torche
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La Torche
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Concarneau
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Concarneau
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Concarneau
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Concarneau

Mercoledi 20 agosto
Dopo una sosta forzata in officina ripartiamo con destinazione Vannes. Questa sarà l’ultima tappa del nostro viaggio in Bretagna e, forse proprio per questo, l’atmosfera è diversa. La stanchezza accumulata, la consapevolezza che la vacanza sta ormai volgendo al termine e un meteo poco favorevole si fanno sentire.

Vannes resta così un po’ in sottofondo, una città che intuiamo più che vivere davvero. Passeggiamo senza fretta, ma senza nemmeno quella curiosità piena dei primi giorni. Ci promettiamo, quasi in silenzio, che meriterebbe una visita più attenta, in un altro momento, con un altro spirito.

È il segnale che il viaggio sta davvero finendo: non per mancanza di bellezza, ma perché anche le emozioni, come le tappe, hanno bisogno di una pausa.

Giovedi 21 agosto
Inizia il rientro verso l’Italia. Lasciamo alle spalle la Bretagna e, con lei, l’oceano, il vento e i ritmi lenti che ci hanno accompagnato per giorni. La tappa scelta è Bourg-en-Bresse, poco dopo Mâcon, dove troviamo sistemazione al campeggio municipale.

Nessun programma particolare per la serata: una cena semplice e un riposo tranquillo, di quelli che arrivano quando il viaggio comincia a trasformarsi in ricordo. La strada verso casa è ancora lunga, ma ormai la mente è già piena di immagini da portare con sé.

Venerdì 22 agosto.
Partiamo da Bourg-en-Bresse e nel primo pomeriggio siamo di nuovo a casa. Il viaggio si chiude così, senza clamore, come spesso accade quando si rientra da un’esperienza intensa.

Tornare in Bretagna dopo venticinque anni è stato, senza dubbio, un’esperienza positiva. I ricordi che avevo erano ormai sbiaditi, quasi lontani, e questo viaggio ha dato loro nuovi colori, nuove sensazioni. Se posso permettermi un consiglio, vi suggerisco davvero di prendere in considerazione una vacanza in questa terra: vale la pena percorrere molti chilometri per lasciarsi sorprendere dalla bellezza e dalla varietà di questa regione.

È chiaro che la Bretagna non si può racchiudere in quindici o venti giorni. Lungo la strada sappiamo di aver lasciato indietro chissà quanti paesi e luoghi che avrebbero meritato una sosta. Ma forse è proprio questo il bello: avere già una buona scusa per tornarci, una terza volta, tra qualche anno.