Campo Imperatore

Senza una programmazione precisa ci siamo trovati ai piedi del massiccio montuoso del GranSasso in un vasto altopiano all’interno dei confini del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga.

Era da tempo che pensavamo di visitare questa zona e approfittando di qualche giorno a disposizione al termine dell’estate abbiamo deciso di scoprire Campo Imperatore.

Per varie caratteristiche negli anni queste terre si sono guadagnate l’appellativo di “Piccolo Tibet” tanto che ormai lo ritroviamo spesso nelle descrizioni di questo luogo.

I 28 km di strada dall’uscita dell’autostrada fino alla meta sono da vivere con tranquillità con le giuste soste e con l’occhio attento alla varie sfumature del paesaggio, sicuramente brullo ma nello stesso tempo appagante per la sensazione di tranquillità e serenità che sa offrire.

La bellezza del luogo con sullo sfondo i 2.192 mt. del Corno Grande colpisce il visitatore chilometro dopo chilometro grazie anche ai tanti animali al poscolo brado o alla varieta di fauna e flora. Raggiungiamo la zona prima con la A24 fino ad Assergi e poi lungo la SS17bis con deviazione poi, proprio verso Campo Imperatore.

Raggiungiamo i 2.130 metri del piazzale Campo Imperatore in tarda mattinata, parcheggiamo alle spalle dell’albergo. Vista la bella giornata decidiamo di salire al Rifugio Duca degli Abruzzi, una escursione di una mezzora fino a quota 2.388 metri.

La Salita permette di ammirare l’altopiano sotto di noi e le nuvole ragalano cambi di colori oscurando a sprazzi il sole che ci accompagna fino alla sommità ma poi si congeda da noi.

Pranzo nel piccolo ma accogliente rifugio primo della discesa anticipata visto il repentino cambiamento del meteo. Raggiungiamo il camper giusto in tempo, prima che si scateni un vero e prorio diluvio. Da quel momento in poi solo nuvole intorno a noi e buio assoluto per tutta la notte accoccolati da raffiche di vento.

La mattina sucessiva il tempo è decisamente migliorato e ci regala splendidi panorami. Lasciamo il parcheggio ed iniziamo la discesa ripercorrendo la strada dell’andata interrotti di tanto in tanto da qualche mandria di mucche o cavalli liberi di pascolare e sicuri padroni dell’altopiano.